Vivete tutta per Iddio e, poiché è necessario che interveniate alla conversazione, rendetevici utile al prossimo, e non credete che il Signore sia meno vicino a voi mentre vi occupate nelle cose alle quali vi ob­bliga la vostra vocazione, di quello che lo sarebbe se  vi trovaste fra le delizie di una vita tranquilla. Non è la tranquillità che l’avvicina ai nostri cuori, ma la fe­deltà del nostro amore per Lui; non il sentimento della sua dolcezza, ma  il consentimento che prestiamo alla sua santa volontà, essendo più desiderabile che questa santa volontà si eseguisca in noi, che se noi eseguis­simo la nostra volontà in Dio. 

S. Francesco di Sales,  Lett. spirit.

Il 15 settembre 1594 S. Francesco di Sales e suo cugino celebrarono la Messa nella Fortezza des Allinges, servendosela scambievolmente; indi non poterono ritenere le lagrime volgendo gli occhi al bel paese dello Chablais. Moralmente presentava un quadro assai triste: su tutti i campanili abbattute le croci; in tutte le strade maestre questo sacro Segno della nostra Re­denzione sostituito da forche e patiboli; case parrocchiali e con­venti ridotti un mucchio di macerie, Castelli feudali bruciati e, da circa sessant’anni, ogni insegna di Cristianesimo distrutta dall’empietà di Calvino e di Lutero! In faccia a tanto scempio, Francesco disse e ripetè più volte al cugino: “Non vedi come la siepe della vigna del Signore è stata tolta via, strappata e calpestata dai propri abitanti, perché non hanno osservata la legge ed hanno cambiata l’alleanza eterna.” Su di questo fece una fervorosa esortazione al suo degno confratello (che ne depose nei processi) dicendogli, fra l’altro, le parole di Geremia: “Piangono le vie di Sionne, non essendovi alcuno che venga alle sue solennità; non vi è Legge, nè vi sono Profeti che ricevano visioni da Dio; bisogna dunque sperare nella bontà del Signore e farci coraggio con la forza di Dio, onde a noi, miseri servi suoi, sia dato di raccogliere le pietre disperse del suo Santuario e ricevere i mezzi per riedificare i suoi altari!” Il pomeriggio di questo giorno si passò nel conferire col Barone d’Hermance, Governatore della fortezza e di tutta la provincia, sui mezzi da prendere per cominciare l’opera di Dio. Il Barone che la sera innanzi, avvisato dell’arrivo dei Missio­nari, era uscito loro incontro e lì aveva ricevuti con la massima cortesia, accrebbe anche le sue premure quando, lette le lettere del Duca e del Vescovo che Francesco gli esibì, venne a cono­scenza che i due giovani sacerdoti appartenevano alla famiglia di Sales, della quale era amico. Uomo di esperienza e di senso, non mancò di consigliare i due campioni della Fede, raccoman­dando loro circospezione e prudenza. Onde fu convenuto che avrebbero preso alloggio nella Fortezza e cominciato col predi­care per il momento nella sola città di Tonone. Fece loro visitare la Fortezza e, passando davanti ai cannoni, disse: “Ecco cose di cui non avremo più bisogno se, con la grazia di Dio, gli eretici di queste valli presteranno orecchio ai vostri sermoni.”

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