Un cuore innamorato di Dio desidera i suoi comandamenti e li ama; anzi, quanto sono più difficili ad osservarsi tanto più dolci e graditi li trova; perchè, osservandoli, più perfettamente piace all’Amato e gli rende maggior onore; così nessuna cosa tanto lo sol­leva e gli dà lena, quanto il dolce peso dei precetti del Signore. Non vi è fatica nella cosa amata, o se ve ne è, è fatica amata; la noia stessa congiunta al santo amore forma un certo agrodolce, più gradito al gusto d’una dolcezza pura.

S. Francesco di Sales, Teot. Parte2, Lib- 2  Cap 5.

Accompagnato dalla benedizione e dagli incoraggiamenti del Suo Vescovo, dai voti e dalle preghiere del Clero e del popolo di tutta la Diocesi, il 9 settembre 1594, S. Francesco di Sales la­sciava la città di Annecy, per portarsi a predicare la difficile Mis­sione a lui affidata nello Chablais. Andava col Santo solamente il Canonico Luigi di Sales, suo cugino, emulo del suo zelo e della sua apostolica generosità. Arrivati al Castello di Sales vi si fermarono, e il Prevosto ebbe a sostenervi nuovi e fortissimi assalti dalla tenerezza paterna; poichè il signor di Boisy, che aveva ostacolato il figlio dal primo momento della sua designa­zione per quell’opera grande, non si rassegnava a vederlo an­dare al macello – com’egli diceva – e fino all’ultimo tentò e sperò di vincerne la costanza.  Tre anni dopo, il 9 settembre 1597, S. Francesco di Sales poteva inalberare pubblicamente nello Chablais lo stendardo della Santa Croce, in riparazione delle profanazioni fatte a questo sacro Segno della nostra salvezza dalla perfidia degli eretici! 

Eravi anticamente sulla strada maestra che conduce a Gi­nevra, un bellissimo monumento con la cosidetta Croce Filìberta, dal nome di chi ve l’aveva piantata; questa croce era ornata da due belle statue in marmo: una del SS. Crocifisso e l’altra della Madonna. I calvinisti avevano abbattuto e profanato ogni cosa, lasciando solo in piedi la scalinata marmorea di accesso e una piccola parte dell’antico monumento. Perché la riparazione fosse completa, volle il santo Missionario che proprio in quel posto fosse di nuovo eretto il Segno della nostra Redenzione; perciò, fatta preparare una bella Croce, accompagnato dal Clero e dal popolo, la portò processionalmente in quel luogo e, dopo averla benedetta, la piantò nello stesso posto dove prima era quella abbattuta dagli eretici. E poiché si accusavano i cattolici d’idolatria, nel piedistallo di bronzo fece scrivere, in latino e in francese, un’epigrafe concepita così: “Non è la pietra, nè il legno che i cattolici adorano; ma quel Dio che, morto sulla Croce, l’ha resa venerabile, bagnandola col suo prezioso Sangue.” Que­sta cerimonia riuscì veramente bene, onde il 9 settembre 1597 può annoverarsi fra le giornate più sante e gloriose impiegate dal nostro Apostolo nella conversione dello Chablais.

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