Il Signore ama teneramente coloro che hanno la felicità di abbandonarsi alla sua cura paterna, lascian­dosi totalmente governare dalla divina Provvidenza, senza fermarsi a considerare se gli effetti di questa Prov­videnza saranno utili, o dannosi per loro; tenendosi invece sicuri che il paterno cuore di Dio nulla permet­terà da cui non potranno ritrarre bene e utilità.

S. Francesco di Sales, Serm. famil.

Il 12 luglio 1621 S. Francesco di Sales si recò di gran mat­tino a Talloires, accompagnato da suo fratello Giovan Francesco, Vescovo di Calcedonia e suo Coadiutore. Da molto tempo il santo Vescovo desiderava aprire il sepolcro di S. Germano abate, situato in mezzo alla navata della chiesa, onde esporre quelle sacre reliquie sull’altare della cappella del Romitorio. Arrivato, volle cedere la cerimonia di quella solennità a suo fratello, ed egli se ne rimase in ginocchio, immobile, come rapito in estasi di devozione, con lo sguardo fisso sulla tomba di quel grande anacoreta. Aperto che fu il sepolcro, si avvicinò per aprire la cassa, mostrò le reliquie al popolo, fece toccare i rosari ed altri oggetti di devozione a quelle sacre Ossa, le dispose in un’urna nuova appositamente preparata, e, prendendo insieme al fratello quel caro peso sulle spalle, fece la processione intorno alla Chiesa e al Romitorio, mentre bagnava la terra con lagrime di devozione; poi tenne un fervoroso sermone al popolo accorso. Il cielo intanto si copriva di dense nubi e minacciava fulmini e pioggia: tutti erano sgomenti, e si domandavano come si farebbe a tornar giù dalla montagna. Il santo Vescovo guardò il cielo, invocò S. Germano, poi benedisse l’aria e, quantunque cominciasse già a cadere la pioggia, in un attimo si ebbe il sereno.

Come si è accennato, nutriva il santo Vescovo gran te­nerezza di devozione per quel pio luogo e pensava anche potervisi ritirare, per passarvi qualche anno in santa quiete di spirito, prima di partirsi dal mondo, se Dio glielo avesse per­messo; onde disse una volta al Padre de Coetz, che poi depose nei processi: “Bisogna, Padre mio, che io lasci finalmente il peso e le fatiche del Pastorale al novello Pastore, e che voi mi nascondiate in questo deserto, per porre in iscritto tante cose che il Signore mi ha fatto concepire: mi pare che nel silenzio di questa solitudine i santi pensieri cadrebbero dal Cielo nel mio cuore, come la neve che copre quasi perpetuamente questa montagna…”

Dio però aveva altri disegni sul suo Servo fedele, il quale non si credeva davvero tanto vicino alla gloria, e mai avrebbe supposto che, fra una quarantina d’anni, la Chiesa farebbe per i suoi resti venerati, con autorità Apostolica e grande solennità, quello che, con autorità Ordinaria e privatamente, egli aveva fatto allora per le Reliquie di S. Germano.

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