La virtù della fortezza e la forza della virtù non si acquistano mai in tempo di pace, quando non siamo esercitati con la tentazione contraria. Alcuni sono molto mansueti mentre non hanno nessuna contradizione; ma venite alla prova e vedrete subito come cambiano, dimostrando che la loro mansuetudine non era vera e forte virtù: v’è molta differenza fra la cessazione di un vizio e l’acquisto della virtù con­traria. Molti sembrano virtuosi, ma, purtroppo, non hanno virtù perchè non l’hanno acquistata faticando; accade spesso che le nostre passioni dormono, o stanno sopite e se in quel tempo non facciamo buona provvista di for­tezza per combatterle, quando si desteranno, saremo vinti.          

S. Francesco di Sales.   Trattenimenti spirituali.


S. Francesco di Sales, essendosi molte volte rifiutato di far prendere il suo ritratto, il 15 giugno 1618 una pia signora ri­corse all’espediente di farglielo dire dal suo confessore, il Rev. Michele Favre, il quale ha poi raccontato la cosa. Di fare abi­tualmente burbero, il Rev. Favre si disimpegnò dell’incarico, rimproverando con severità al santo Vescovo di esser cagione di parecchi peccati veniali di mormorazione e impazienza, che la gente commetteva per la sua ostinazione a non lasciar pren­dere il suo ritratto; e soggiunse che lo pregava di volersi emendare. Il Santo si sottomise con semplicità ammirabile, dicendo benevolmente: “Ebbene, lasciamo alla buon’ora ritrarre l’effigie di quest’uomo terrestre, purché si preghi molto, onde io ritragga in me stesso l‘immagine del Padre celeste”. E bisogna notare che il pittore, al quale fu dato di eseguire molti ritratti del Santo, depose che mai aveva osato fissare lo sguardo sul Servo di Dio, per ritrarlo, senza essersi prima confessato e comuni­cato, altrimenti il suo lavoro riusciva poco ben fatto.

Eseguito il primo ritratto ben al naturale, il pittore dovette farne assai copie, per contentare tutti quelli che desideravano averne, ma trovò un’ingegnosa combinazione per ottenere molti originali: preparò una quantità di queste copie e le portò in una sala del vescovado; spiò un giorno in cui il Vescovo sembrava meno occupato e gli si gettò ai piedi, prendendolo dalla parte della carità, della verità e dell’umiltà, con dirgli che se a lui piacesse posare alquanto, per fargli ritoccare quei ritratti, gli metterebbe il pane in bocca, mentre egli era povero come tutti i pittori, e gl’impedirebbe di mentire; poichè a quanti desi­deravano acquistare quei quadri egli assicurava sempre es­sere stati dipinti in presenza dell’originale; indi soggiunse “E poi, Monsignore, siccome vi sono molto affezionato, vi assi­curo che, non vedendovi, vi faccio sempre più bello di quello che siete…”. A queste parole il buon Santo sorrise e disse “Non so se il nostro pittore è più ingegnoso che ingenuo; checché ne sia però, bisogna che questa volta io non sia ostinato”. E messosi a sedere gli accordò tre o quattr’ore del suo tempo… Nel ritirarsi il pittore gli disse: “Oggi, Monsignore, mi avete fatta una grossa limosina”. – “E voi – riprese il Santo – mi avete cagionato una grande mortificazione; vi perdono, ma a patto che non ci proviate più”.

Tutti questi particolari sono stati raccolti dalla bocca della moglie del pittore, che, rimasta vedova, fu ricevuta per carità nel primo Monastero della Visitazione d’Annecy, dove piamente chiuse i suoi giorni.

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