Oh! la vera felicità per un’anima di esser molto esercitata nella tribolazione, prima di partire da questa vita!.. E come si può conoscere il vivo e sin­cero amore, se non fra le spine, le croci, gli abbandoni di lunga durata? Il nostro caro Salvatore proprio così ha dimostrato il suo sviscerato amore nei travagli della sua Passione. Potete amare veramente Gesù sul letto del dolore; su questo letto Egli ha formato il vostro cuore, anche prima di crearlo, vedendolo nella sua divina di­sposizione. Ah! il Salvatore ha contato tutti i vostri do­lori, tutte le vostre sofferenze ed ha pagato, col prezzo del suo Sangue, tutta la pazienza e tutto l’amore che vi sono necessari per applicare santamente i vostri tra­vagli a gloria sua e a vantaggio vostro. Contentatevi perciò di volere dolcemente tutto quello che Dio vuole.

San Francesco di Sales, Lett. spirit.

Espletato felicemente il corso della Giurisprudenza nella ri­nomata Università di Padova, San Francesco di Sales, allora in età di 24 anni compiti, secondo gli ordini avuti da suo padre, fece istanza per ottenere la Laurea dottorale. Il dottor Pancirola, suo maestro, che da quattro anni non aveva cessato di ammirarlo, volle dare a quella cerimonia una solennità proporzionata al merito del suo illustre allievo; perciò, il 5 settembre 1591, convocò e presiedette personalmente un’assemblea di quarantotto Dottori, davanti alla quale fece subire al suo candidato un esame solenne. Il santo giovane rispose a tutte le questioni, sciolse tutte le difficoltà, con nettezza e precisione degne del suo intel­letto, dando così piena sodisfazione a tutti. Allora il Pancirola, altamente elogiando la scienza e la virtù del giovane, si disse felice di compiere un rito di gloria col quale il Cielo ricompen­sava in quel giorno la diligenza nello studio e molto più la virtù del candidato. Francesco rispose con un discorso, tutto informato a modestia ed umiltà; dopo di che, il Pancirola gli porse l’a­nello e il diploma universitario e, posandogli sul capo la corona e la berretta di dottore, gli rivolse ancora queste parole: “L’U­niversità è felice di riscontrare in voi tutte le qualità di mente e di cuore che si possono desiderare, e quel che mette il colmo alla sua gioia è che alla prova di stima che essa oggi vi accorda, annoverandovi fra i suoi Dottori, si associano quanti sanno giu­stamente apprezzare e distinguere il vero merito.” Fra gli ap­plausi di tutta l’assemblea si chiuse la seduta, e Dottori ed al­lievi lo accompagnarono in trionfo fino a casa. Alla magnifica ce­rimonia aveva presenziato, col Vescovo di Padova, anche il Pa­dre Possevino, gesuita, intimo amico e direttore spirituale del santo giovane, il quale, terminato che Francesco ebbe il suo esame, con parlare profetico disse agli astanti: “Questo giovane riceverà un giorno le patenti della sua santità, se continuerà a praticare la castità verginale, la pietà, la carità e le molte altre virtù che ho avuto occasione di ammirare in lui durante la sua permanenza in questa città.”

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