Bisogna considerare il prossimo in Dio, che vuole che noi lo amiamo e carezziamo, quantunque ci sembri farlo con ripugnanza; questa resistenza della parte inferiore dell’anima nostra verrà, poco per volta, superata dalla buona inclinazione e dalla santa abitu­dine contratta con molti e frequenti atti ripetuti. A questo scopo però bisogna far convergere le nostre orazioni e meditazioni, perché dopo aver domandato l’amor di Dio si deve domandare l’amor del prossimo, e special­mente di coloro verso i quali non sentiamo alcuna in­clinazione.

San Francesco di Sales,  Lett. spirit.

San Francesco di Sales soleva dire che il 30 agosto 1609 era per lui di soave ricordo per le ineffabili consolazioni provate consacrando, nella chiesa cattedrale di S. Giovanni di Belley, Monsignor Pietro Camus, eletto Vescovo di quella diocesi. Si formò allora una tenerissima e santa amicizia fra i due Prelati. Monsignor Camus ha sempre amato, onorato e consultato il suo santo consacratore, come un figlio ama e onora suo padre e uno scolaro il maestro, e così l’ha sempre chiamato, anche nei dotti suoi scritti. Il nostro Santo da parte sua ha sempre conside­rato Monsignor di Belley come suo figlio, suo fratello ed amico, e può vedersi nella prefazione del Trattato dell’Amor di Dio quali termini di rispettoso affetto egli usi, parlando di lui. Qual­che volta amabilmente gli diceva: “Vedete, Monsignore, voi siete obbligato assai ad onorarmi; sono stato chiamato, è vero, alla consacrazione di altri Vescovi, ma sempre come assistente; mentre per voi sono stato proprio io il vostro consacratore, onde siete la mia unica creatura, sulla quale ho imparato e compiuto insieme il mio capolavoro.”

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