Ricordatevi di far conto che tutto il passato è nulla e che, ogni giorno, dovete dire con Davide: Adesso comincio ad amare il mio Dio: operare, faticare per Iddio è amore. Applicate dunque ogni cosa a questo amore, mangiate, bevete, riposatevi per questo. Siate assai devota di S. Luigi e ammirate in lui la sua grande costanza.

S. Francesco di Sales, Lettere spirituali.

Nelle lettere di S. Francesco di Sales alla Santa Madre di Chantal, il giorno di S. Luigi del 1604 è detto giorno foriero dell’eterna luce; poiché in questo giorno, a San Claudio, la santa Baronessa venne definitivamente ricevuta per figlia spirituale dal grande Vescovo di Ginevra, fece a lui la sua con­fessione generale e ne ricevette poi il seguente biglietto scritto e firmato di sua mano: “Accetto, in nome di Dio, la cura della vostra condotta spirituale, per impiegarmici con tutta la dili­genza e fedeltà possibile; e tanto, quanto la mia qualità di Ve­scovo e le mie precedenti occupazioni me lo consentiranno.” Si sa da tutti con quanta fedeltà e premura il Santo se ne di­simpegnò, e con quanta sottomissione e docilità furono ricevuti i suoi consigli. Quello stesso giorno la Santa fece nelle mani del nuovo padre spirituale il suo primo voto d’obbedienza, che gli consegnò in iscritto, e il Santo la sciolse da una quantità di pratiche devote, sotto il giogo delle quali essa gemeva, riducen­dola al suo metodo ordinario più interno che esterno, con un Direttorio spirituale per passare santamente la giornata; primo schizzo di quello che avrebbe composto in seguito per le reli­giose del suo Istituto. Finalmente, avendo saputo che una cameriera della Baronessa dormiva la notte vestita, per trovarsi più pronta alla chiamata della padrona, il santo Vescovo paterna­mente di questo la corresse, e le disse: “Le persone di servizio sono nostri fratelli e sorelle, che la natura ha umiliato; bisogna aver considerazione per loro. Dio mi ha fatto capire questo, onde, se la notte non posso dormire e voglio leggere o scrivere, mi farei coscienza di chiamare il mio cameriere, o altro servi­tore; mi alzo piano piano e accendo da me la candela.., il povero prossimo non ha nulla che vedere con le nostre insonnie e biz­zarrie.”

Il  nostro Santo amava assai San Luigi e il suo Regno di Francia. Nel 1602 predicò in lode di S. Luigi nella chiesa dei Gesuiti a Parigi, e raccomandò molto la lettura della storia della sua vita, assicurando che l’anima cristiana vi troverebbe assai da ammirare e da imparare. Nel 1619, trovandosi il Santo Vescovo nuovamente a Parigi, pregato dai Padri Gesuiti, predicò ancora in questa festa, ma non fece che narrare la vita del santo Re e tirarne belle ed utili riflessioni morali: fu molto fruttuoso quel discorso in vantaggio delle anime e per l’aumento della devozione verso il Santo; e si ebbe pure la conversione di parecchi gentiluomini di Corte: informatone il pio Vescovo disse, con amabile sem­plicità: “Lo credo bene, poiché il sermone l’ha fatto San Luigi e non il povero predicatore Francesco.

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