Le croci di Dio sono dolci e piene di con­solazione?… Io dico di si, purchè in esse si muoia, ad imitazione del Salvatore. Dunque, moriamo in croce se occorre… Non ci rechino fastidio le procelle e le tem­peste, che turbano talvolta la nostra calma; mortifichia­moci fino al più intimo del nostro cuore, purchè il nostro spirito di fede rimanga fedele, lasciamo che ogni cosa vada sottosopra e viviamo in pace : se anche tutto perisse in noi, che importa, quando ci resta Dio?…

S. Francesco di Sales, Lett. spirit.

Il 20 agosto 1606 S. Francesco di Sales predicò ancora una volta nella chiesa collegiata di Samoêns, dove gli affari e le contese di diversi Signori del luogo l’avevano trattenuto. La provincia del Faucigny possedeva parecchie case nobilissime, antiche, assai generose e anche di grandissima pietà, del che fu prova l’assiduità di quei Signori alle prediche del loro santo Pastore, in tutto il tempo che rimase in quella provincia, e molto più la cristiana sottomissione con la quale accolsero le sue decisioni circa varie contese particolari e generali che avevano col Curato del luogo, in ordine alle decime e altri di­ritti parrocchiali. Avvenivano con facilità dissensi e dispute fra i Castellani della provincia e i Curati delle parrocchie, nelle quali quei feudatari laici volevano avere autorità quasi come sui loro Castelli. Il Santo Vescovo corresse con cristiana fortez­za questi abusi, come si è potuto sapere dalla deposizione giu­rata del Barone di San Cristoforo, distintissimo gentiluomo del Faucigny, il quale disse, fra l’altro, che in quelle occasioni il Santo dava il suo parere con tanta sacerdotale prudenza e sin­cerità, che ben si vedeva esser egli guidato da Dio per servire di organo allo Spirito Santo; onde ne seguiva la più intera sottomissione, e piccoli e grandi accettavano volentieri le sue decisioni. Come si è detto altrove, il nostro santo Vescovo era de­votissimo di S. Bernardo Abate, del quale la Chiesa celebra in questo giorno la festa. Nell’agosto del 1622 trovavasi egli ma­lato presso i Cistercensi nel monastero della Consolata a Torino, la mattina del giorno 20, accorgendosi che la febbre diminuiva, disse: “Qualcuno dei fratelli ha pregato S. Bernardo per me, poiché mi sento meglio!” Subito volle alzarsi, celebrò la Messa e fece una breve esortazione alla comunità sulle virtù di San Bernardo, specialmente sulla sua grande devozione alla Madonna: cosa mirabile! La febbre non tornò più e si ristabilì in pochi giorni; onde graziosamente potè dire ai religiosi, che se ne con­gratulavano con lui, di godere allora una salute bernardìna.

error