La perseveranza è il dono più desiderabile che si possa sperare in questa vita, e non possiamo averla da altri che da Dio, il quale solo può fortificare quel che è debole e rilevare quel che cade; quindi è necessario domandarla costantemente e impiegare i mezzi che Dio stesso ci ha insegnato per ottenerla: l’orazione, il digiuno, l’elemosina, l’uso dei sacramenti, l’amicizia con persone buone, l’ascoltare e leggere la divina parola. Questo dono prezioso non ci viene dal nostro potere, ma viene in nostro potere, per mezzo del nostro volere; onde, sebbene sia necessaria la grazia di Dio per voler perseverare, questo volere è in potere nostro, mentre la grazia celeste non fa mai difetto a coloro che veramente vogliono fare il bene.

San Francesco di Sales, Teot. Parte1, Lib.3, Cap. 4.

Oh! mia cara figlia, scriveva San Francesco di Sales, verso il 25 luglio del 1621, che compassione mi desta il con­siderare gli effetti della prudenza umana in codeste anime, di cui mi scrivete… Secondo esse, si direbbe che l’erezione delle case religiose debba farsi a forza di artifici dell’umana saviezza… Quanto alla costruzione delle mura e delle altre parti materiali dei conventi, credo bene debba esser così; ma per quel che riguarda la vocazione e l’unione delle anime chiamate, l’au­mento di queste, ecc., o è cosa soprannaturale, o non vale niente affatto; noi usiamo troppe considerazioni umane, troppa prudenza mondana in queste cose, operate solo da Dio per grazia sua. I poveri disprezzati hanno sempre avuto la benedi­zione e la moltiplicazione, come Lia, Anna ed altre. Però, mia cara figlia, bisogna rimanersene in pace, dolcezza, umiltà e dilezione non finta, senza lamentarsi e nemmeno dischiudere le labbra. Oh! Se riuscissimo ad avere uno spirito di perfetta dipendenza dalla paterna cura di Dio sulla nostra Congregazione, vedremmo con gioia crescere i fiori degli altri giardini, benedicendone il Signore come se fossero nostri. Che importa all’anima veramente amante se lo Sposo celeste sia servito con questo, o con quel mezzo?… Chi cerca solo il contento del Diletto, è contento di tutto quel che lo contenta. Credetemi: il bene che è veramente bene non teme di esser diminuito dall’aumento di un altro vero bene: serviamo davvero Dio e non diciamo: Che mangeremo, o che beveremo? o da che parte ci verranno le nostre reclute? Questa preoccupazione appartiene al Padrone di casa, come alla Padrona dei nostri conventi tocca la cura di mobiliarli. E voi sapete bene che le nostre Case sono di Dio e della santa sua Madre.”

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