Bisogna aver due risoluzioni ugualmente ferme nel nostro cuore: l’una di rassegnarsi a veder crescere le cattive erbe nel giardino dell’anima nostra, e l’altra di vederle sradicare, anzi di svellerle noi stessi; poiché mentre saremo in questa vita il nostro amor proprio non morirà, ed è proprio lui che produce questi tristi ger­mogli. Del resto, non è esser deboli il cadere talvolta in qualche colpa veniale, purché ce ne rileviamo subito col ritorno dell’anima nostra a Dio, umiliandoci dolcemente. Non bisogna credere di poter vivere senza mai mancare, (solo la SS. Vergine ebbe questo privilegio) ma queste piccole colpe, quantunque ci arrestino un tantino, non ci fanno deviare dal cammino della perfezione, e un sem­plice sguardo dell’anima nostra verso Dio, eccitato dalla carità, basta a cancellarle.

S. Francesco di Sales, Tratt. famil.

Il 24 luglio 1607, senza pensarvi, S. Francesco di Sales descri­veva la colombina semplicità del suo cuore, scrivendo alla Santa di Chantal in questi termini: “No, veramente no, mia cara figlia, io non sono semplice, ma è meraviglia con quanto ardore amo la semplicità. Non è forse vero che le piccole e bianche colombelle sono molto più gradite a vedersi dei serpenti? Eb­bene, se si dovessero unire le qualità dell’uno con quelle dell’altra, non vorrei mai dare al serpente la semplicità della co­lomba, perchè il serpente resterebbe sempre tale; ma darei volentieri la prudenza del serpente alla colomba, che con questo non cesserebbe di esser bella.”

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