Che felicità essere tutti di Gesù, il quale, per farci suoi, si è fatto tutto nostro! Ma è necessario per questo crocifiggere in noi tutti gli affetti, specialmente i più vivi ed ardenti, con una continua attenzione a mo­derarne gli atti; onde non siano fatti per impeto e vo­lontà propria, ma per volontà della Spirito Santo. Più di tutto però, bisogna avere un cuore buono, dolce ed amorevole verso il prossimo, particolarmente quando ci si rende gravoso e spiacevole, perché allora non tro­vando niente in lui che ci attiri, lo amiamo solo per amor di Dio.

S. Francesco di Sales, Lett. spirit.

Il 19 luglio 1595 il Signor di Sales, padre del nostro Santo, ebbe avviso degli insulti e pericoli ai quali il figlio si trovava esposto nello Chablais: il vecchio Cavaliere, che nulla mai aveva temuto per la propria persona, ebbe l’animo talmente scosso dall’apprensione di perdere il caro primogenito della sua Casa, che, sommamente contristato, disse subito a quell’avviso di aspettarsi fra breve la notizia della di lui morte! Indi scrisse nuovamente al figlio, con ordine espresso di tornare in famiglia, dimostrandogli che aveva fatto più di quanto occorreva per dar prova del suo zelo; mentre le persone asserivano che, rimanere ancora fra tanti quotidiani pericoli e tentare altri mezzi di riuscita, sarebbe una grossa ostinazione, un tentare Dio, come suol dirsi, visto che bisognava costringere con le canno­nate quei popoli ad arrendersi alla Chiesa e al loro dovere. Il fervoroso Apostolo rispose con una lettera, preziosamente con­servata negli archivi del Castello di Sales; eccone la traduzione:

“Onoratissimo signor Padre, se Roland fosse vostro figlio, invece di essere vostro servo, non avrebbe avuto la codardia d’indie­treggiare per sì sciocco incontro e non avrebbe menato rumore come d’una grossa battaglia. Nessuno può mettere in dubbio la cattiva volontà dei nostri avversari; ma, nello stesso tempo, si fa gran torto a noi dubitando del nostro coraggio. Per grazia di Dio, sappiamo che chi persevererà sarà salvo; che non sarà coronato se non chi avrà legittimamente combattuto, e che i momenti dei nostri combattimenti e delle tribolazioni nostre preparano il peso d’una gloria eterna. Vi supplico dunque, Padre mio, di non attribuire a disobbedienza la mia perseveranza, ma ritenermi sempre come il vostro figlio più rispettoso.”

Ricevuta questa savia e santa risposta, il Signor di Sales montò immediatamente a cavallo, per portarsi in Annecy e la­gnarsi col Vescovo del pericolo in cui lasciava il figlio, dicen­dogli che di un confessore se ne voleva fare un martire; ma che andrebbe egli personalmente a prenderlo per un braccio e to­glierlo dal rischio in cui era, fra gente senza fede, senza legge, senza religione e senza timore di Dio, né dei Sovrani. Il Vescovo durò fatica a calmare un poco il risentimento di quel buon padre, al quale promise di scrivere lo stesso giorno a France­sco, per sapere da lui il vero stato degli affari della missione, e invitarlo a tornare.

Questo stesso giorno, 19 luglio del 1877, la Sa. Me. di Pio IX, annuendo al desiderio espresso dai Padri del Concilio Ecu­menico Vaticano e alle numerose suppliche presentate in seguito da molti Cardinali, Arcivescovi, Vescovi, Superiori di Ordini re­ligiosi e Principi cattolici, nonché da varie Accademie ed Uni­versità di studi, e udito il voto favorevole dei Cardinali ed altri Prelati consultori della S. C. dei Riti, riuniti in plenaria assem­blea il giorno 7 dello stesso mese, ordinò la promulgazione del Decreto generale: Quanto Ecclesiae futuros esset decori , col quale dichiarava S. Francesco di Sales Dottore della Chiesa cattolica.

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