La nostra carne mortale, di cui si rivestì il Divin Redentore, come apparisce in se stessa, non è che polvere e cenere; ma, per l’unione con la Divinità, è divenuta tanto eccellente, pura e santa, che i cieli e il sole sono fango in suo confronto; così l’ostia della santa Comunione comparisce tale quale è stata composta per dare a noi  modo di prenderla e cibarcene, quan­tunque sia la divinissima e preziosissima vivanda adorata in Cielo dai Serafini e dai Cherubini, che se ne nutriscono con la visione beatifica, come noi ce ne nu­triamo in terra con la santa Comunione. Mio Dio! Quale felicità nel pensare che il nostro cuore, aspettando di essere unito con Dio nel Cielo, si unisca in terra tanto meravigliosamente a Lui con questo celeste Mistero!

S. Francesco di Sales, Lett. Spirit.

 

Il signor Bouvard, cittadino dello Chablais, ha deposto che il giorno di S. Alessio – 17 luglio 1595 – S. Francesco di Sales predicò a Tonone, e malgrado le proibizioni dei Ministri, parec­chi del partito protestante, recatisi al sermone, rimasero profon­damente commossi dal discorso del missionario in lode del gran Santo della Chiesa romana: questo determinò i Ministri, a riunirsi espressamente, per decidere il da farsi al ri­guardo. Cominciarono col dire essere il missionario un mago, che per via d’incantesimo ed arte magica si attirava il popolo. L’accusarono dunque come tale in piena assemblea, e vi fu pure un disgraziato ugonotto, che con pubblico giuramento asserì di aver visto Francesco di Sales nelle assemblee notturne dei maghi. Si sparse questa voce nel popolo, e da quel giorno non si parlò più che di uccidere, o bruciar vivo il santo Apostolo. I Ministri rinnovavano continuamente la proibizione di andarlo a sentire ed assicuravano che bisognava sfuggirlo per esser sicuri, mentre aveva familiarità con i demoni, e da essi im­parava la notte gli artifici con i quali doveva il giorno cattivarsi la gente. I figliuoli spirituali del Santo vennero ad avvertirlo di quanto si era risoluto contro di lui nel Concistoro eretico, ma, con vera costanza apostolica, Francesco ne rise e, facendosi un gran segno di croce, disse: “Ecco tutto il mio segno… tutti i miei incantesimi… con questo segno potente mi rendo soggetti i diavoli, scaccio le tempeste dell’ aria, metto in fuga gli spaventi notturni e i negoziatori di peccato, che camminano nelle tenebre. Munito di questo sacro segno non temo nulla di tutto quello che gli uomini potrebbero farmi; se intere armate mi vengono incontro, con questo segno le disperderò; e se i Ministri hanno voglia di fare qualche cosa di meraviglioso, vengano a me, ché insegnerò loro l’uso ed il merito della santa Croce di Gesù Cristo.” Questo discorso fu di grande consolazione ai nuovi convertiti, ma eccitò talmente i nemici della Chiesa, che deci­sero di appostare il santo Apostolo in qualche luogo solitario per ucciderlo: da prudente discepolo del Salvatore, Francesco non tornò quella sera alla fortezza di Allinges, secondo il suo costume, ma si ritirò in casa del Procuratore fiscale, dove passò parte della notte in preghiera e parte a preparare il discorso che doveva tenere l’indomani sul martirio di Santa Sinforosa e dei suoi sette santi figliuoli.

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