Qualche volta vuole il Signore che le anime nostre si nutriscano di una ferma ed inviolabile risolu­zione di perseverare a servirlo nella vita spirituale, fra angustie, disgusti, aridità, ripugnanze e delusioni, prive di ogni consolazione, sentimento e tenerezza; insomma senza nessun gusto, e credano di non esser degne di altro che rimanersene vicine al Salvatore con la suprema punta dello spirito, senza nessunissimo appoggio, all’infuori della divina volontà.

S. Francesco di Sales , Lett. spirit.

Il 15 luglio 1609, mentre S. Francesco di Sales era occupato nel preparare una corrispondenza di grande importanza, fu in­terrotto da due religiosi dell’Abbazia di Talloires, i quali de­sideravano convertirsi… Avevano commesso una grave inso­lenza contro il Priore, da poco eletto fra le mani del santo Vescovo, e non credevano trovare miglior asilo che le braccia dello stesso Prelato, da essi tanto gravemente offeso in persona del loro Superiore. Il buon Pastore li ricevette con la carità dei Santi verso i peccatori contriti e penitenti; mostrò loro il torto che avevano e il precipizio in cui si gettavano, come pure il diritto che si aveva di castigarli moralmente e material­mente, per l’attentato commesso contro il loro Superiore, inca­ricandosi infine di rimetterli in pace, purché in seguito fossero sempre savi ed ubbidienti. Mentre parlavano si presentò il Prio­re, e il Santo prevenendolo, disse: “Padre Priore, ecco due buoni figliuoli, che mi hanno detto tutto il loro male; bisogna far pace con essi e perdonarli, qui fra noi altri, senza ricorrere al Senato di Chambéry; però bisogna stare in guardia, poiché non è necessario cercare il martirio fra i nostri fratelli ed amici: si, si, bisogna stare attenti a far bene, per rimanere sempre in pace.” Onde meglio stabilire la riforma nell’Abbazia, incoraggiare i buoni e tenere in soggezione i tristi, munito d’autorità apo­stolica, e col consenso dell’Abate Generale e del Senato, tornò il santo Vescovo a Talloires, accompagnato dal Senatore Francesco de Butet. Insieme pubblicarono solennemente la riforma, lasciando ai monaci tre mesi per decidersi; trascorsi i quali, bisognava assolutamente accettare la Regola, o la dispersione. E’ incredibile la premura che il Santo ebbe per il felice successo di questo grande affare: spessissimo scriveva al superiore claustrale per incoraggiarlo, e ai monaci per aiutarli e consolarli: raccoman­dava al Priore di usare molto miele e molto latte, cioè dolcezza e discrezione nella sua condotta, “perchè – diceva – i neonati non hanno ancora denti abbastanza forti per i cibi duri, e poi… bisogna avere gran compassione per le anime che passano da un’ estremità all’altra.”

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