La presente vita ci è data solo per acquistare l’eterna; e noi, dimenticando questa cognizione, met­tiamo i nostri affetti nelle cose di questo mondo, dove siamo di passaggio; così, quando dobbiamo lasciarlo, ci spaventiamo e turbiamo. Credetemi, per vivere contenti nel nostro pellegrinaggio bisogna aver presente la spe­ranza dell’arrivo in patria, dove ci fermeremo per sem­pre; ma intanto credere, e credere fermamente, che Dio, il quale ci chiama a sé, ci guarda mentre andiamo a Lui e non permetterà mai che ci accada cosa alcuna che non sia per nostro maggior bene.

S. Francesco di Sales, Lett. spirit.

Il 9 luglio 1619 S. Francesco di Sales chiuse l’ottava della Visitazione nel monastero del suo Ordine, da poco fondato a Parigi: predicò e impartì la benedizione col SS. Sacramento. Fu necessario fare questa funzione nella mattinata, perché nel po­meriggio si era impegnato a predicare in altra chiesa. Spessissimo gli avveniva di fare due prediche in un giorno; per la qual cosa, il Padre Binet, Provinciale dei Gesuiti, suo antico compagno di studii e sempre carissimo amico, lo riprese dicendogli, con quella santa libertà che gli accordava la loro antica amicizia:

“Veramente, Monsignore, permettetemi di dirvelo, mentre a Pa­rigi praticate tante virtù, commettete pure due grandi peccati”. “Ebbene, Padre mio – rispose il santo Prelato – ditemi caritatevolmente quali sono, onde me ne corregga, con l’aiuto di Dio”. “Dico – soggiunse il Padre – che la vostra condiscendenza vi porta facilmente a fare due prediche al giorno, e con questo arrecate grande pregiudizio agli altri predicatori e a voi stesso; agli altri, perché, scusandosi d’imitarvi, son creduti poco istruiti e inetti alla predicazione; a voi stesso, col rovi­nare la vostra salute. E poi… quando una mamma ha spesso gemelli, uno di quei poveri bimbi val sempre meno dell’altro; così avviene dei vostri sermoni, essendo impossibile che siano sempre accompagnati dalla stessa forza di argomenti e di logica; e questo, senza dirlo, nuoce molto alla vostra riputazione”. Sor­ridendo il Santo rispose: “Avete ragione, caro Padre, ma, che volete? E’ il mio naturale che mi porta a questa condiscendenza; trovo tanto dura per il prossimo la parola no, da non aver coraggio di pronunziarla quando mi si chiede qualche cosa di ragionevole e fattibile. Non domando mai di predicare, però non ho coraggio di ricusarlo a coloro che me ne pregano, invitandomi a pubblicare le lodi dei Signore, della Madonna e dei Santi: me beato se potessi finir la vita in questo santo esercizio!” Il Pa­dre Binet non seppe che replicare ad una risposta tanto savia e tanto santa; la custodì rispettosamente nel suo cuore, e dopo la morte di San Francesco, la pubblicò con grande zelo dal pul­pito, edificando immensamente l’uditorio.

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