La causa per cui non riceviamo la grazia della santificazione (una sola Comunione ben fatta basta per farci santi) è perché non lasciamo regnare in noi il Si­gnore, come Egli desidera. Viene in noi il divin Sal­vatore e trova i nostri cuori pieni di desideri, di affetti e di vogliuzze. Non è questo quel che Egli vuole, desi­dera invece trovarli vuoti, per rendersene padrone; perciò dice alla sacra amante che lo ponga come un sigillo sopra il suo cuore, onde nessuna cosa possa entrarvi, senza il suo permesso.

S. Francesco di Sales, Tratten. spirit.

Il 7 luglio 1594 suscitò il demonio grandi gelosie per la ge­nerale approvazione riscossa da S. Francesco di Sales, e alcuni si affaticarono, con molta destrezza, ad annientarlo: credettero averne trovato il mezzo con insinuarsi nel cuore di Monsignor di Ginevra, fingendosi suoi amici e zelanti dell’onore della sua Mitra; parlarono di Francesco al Vescovo, proprio come i Giudei parlavano di Gesù Cristo e dei suoi apostoli. Gli fecero dunque presente che Francesco di Sales era appena nato nella Chiesa e nel clero di Ginevra, e nondimeno, con la sua dolcezza e col dono della parola, guadagnava il popolo, tutti correvano a lui ed era più ricercato e seguito del vero Pastore; ma lo splendore di questi applausi, secondo essi, abbagliava interamente quello del Pastorale e della Mitra: già il giovane sacerdote si erigeva a maestro e dottore, e voleva far da riformatore del clero: tutto questo ridondava indubbiamente in disprezzo del Vescovo, che pur doveva ricordarsi di quanto gli aveva fatto soffrire all’Ab­bazia di Talloires (1) un prossimo parente di quel Prevosto, che, senza dubbio, abuserebbe presto egli pure della sua bontà, come già faceva scaltramente in segreto. Queste cattive ragioni si in­sinuarono così bene nello spirito del Vescovo, da cagionargli strane inquietudini per discernere se adesso venisse ingannato, o se invece fosse stato erroneo il suo giudizio che gli aveva fatto sempre ritenere Francesco di Sales come un figlio unica­mente amato, oggetto delle sue più dolci compiacenze e della sua confidenza. Ad ogni modo, non osò dar pubblica prova della sua amarezza contro il Prevosto, dopo averne date tante del suo affetto per lui. Francesco vedeva bene in privato che il suo Vescovo non era più quello di prima, e si accorgeva del credito che la calunnia si era acquistata presso di lui; ma d’altra parte, sapendosi innocente, risolvette innanzi a Dio di sopportare in pace la sua grande amarezza. Continuò, come per lo innanzi, nelle sue occupazioni del confessionale, del pulpito, della visita agli infermi e dell’assistenza alle assemblee eccle­siastiche, mostrando sempre, e in ogni occasione, lo stesso rispetto al suo veneratissimo Prelato. Ammirato costui della co­stanza e pietà di Francesco, entrò in sospetto della calunnia e della sincerità dei calunniatori; cercò d’illuminarsi e, biasimando la menzogna, scoprì il suo cuore e il suo dispiacere al caro figliolo, che non mancò di dirgli quanto esso pure avesse sof­ferto, assicurandolo che aveva taciuto solo per rispetto, mentre domandava perdono pei calunniatori. Il Vescovo voleva asso­lutamente punirli, ma Francesco tanto seppe interporsi, da otte­ner loro il perdono, come pegno dell’amicizia del suo Prelato. Questa amicizia non si alterò mai più: restando aperti alla carità, i loro cuori furono chiusi per sempre ai falsi rapporti, e il pio Vescovo de Granier rimpianse per tutta la vita la sua facilità nel lasciarsi sorprendere.

Ah!… Se il pio Prelato avesse allora trapelato l’avvenire… Avrebbe scorto con viva compiacenza la fulgida gemma che, in un lontano anniversario di questo fatto, doveva impreziosire l’aureola del suo dotto e santo Prevosto! Duecentottantatrè anni dopo, nel 1877 – precisamente il 7 luglio – si riunirono a Roma nel Palazzo Apostolico del Vaticano, in generale assem­blea, i Cardinali, i Consultori e gli altri Ufficiali dei Sacri Riti, per implorare, con unanime suffragio, che a S. Francesco di Sales venisse dalla Santa Sede solennemente decretato il titolo di Dot­tore di Santa Chiesa… L’umiliazione precede sempre la gloria…

(1) Religioso benedettino, Mons. de Granier aveva passato parecchi anni fra i monaci di Tailloires.

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