L’uomo in questo mondo si sottomette a grandi travagli durante la vita, per trovare contento e riposo; ma ordinariamente la sua fatica è inutile e vana. Quelli però che hanno l’ intelletto illustrato da lume superno sanno bene che Dio solo può dare un vero e perfetto contento; onde non mettono il loro cuore, nè i loro af­fetti nelle creature di quaggiù. Infatti, se diamo il nostro cuore agli uomini, che ne ricaveremo? Il nostro traffico sarà vano. Simili a noi, gli uomini non possono darci che un ricambio d’affetto, amandoci perchè noi li amiamo;  Dio solo può appagarci, e, geloso del nostro amore, non vuole che troviamo altro oggetto, per collocare il nostro cuore e i nostri affetti, all’infuori di Lui.

S. Francesco di Sales, Sermoni famil.

 

Il 3 luglio 1597  S. Francesco di Sales, non potendo più trat­tenere il suo zelo per la conversione dell’eresiarca Beza, si portò nuovamente a Ginevra e domandò udienza al vecchio Mi­nistro. Questa volta era accompagnato dal Presidente Antonio Favre, insigne magistrato del suo secolo. Furono introdotti in una sala dove attesero lungamente l’arrivo del Ministro. Durante l’ attesa il Presidente Favre, passeggiando per la camera, lesse, scritti sotto un quadro dì Calvino, i seguenti versi:

« Hoc vulto, hoc habitu Calvinum Sacra docentem Geneva felix audiit,

Cuius scripta piis toto celebrantur in orbe Malis licet ringentibus» . (1)

Subito il nostro dotto e pio Missionario, mal sopportando quelle menzogne, lesse egli pure quei versi come segue:

«Hoc vulto, hoc habitu Calvinum falsa docentem Geneva demens audiit, Cuius scripta piis toto damnantur in orbe Malis licet ringentibus» .(2)

Il Presidente ammirò la prontezza di spirito del suo amico; e presentatosi finalmente il Ministro: « Signore – disse Fran­cesco – aspettando I’ onore di vedervi, consideravo la bel­ lezza della vostra poesia, e ne ammiravo lo stile e il metro, ma permettetemi dirvi che, per renderla conforme alla verità e de­gna di eterna memoria, bisognerebbe scrivere in lettere d’oro questi quattro versi, modificati soltanto in tre parole ». Questa franchezza, accompagnata da modi piacevoli e graziosi, non di­spiacque al Ministro, che ricevette i due signori con grande cor­tesia; ringraziò molto teneramente il Prevosto di Sales di pro­curargli la conoscenza di un uomo così dotto, come il Favre, e, condottili nella sua camera, ebbe con loro una conferenza di quattr’ore in materia di religione. Il vecchio Ministro disse la­grimando a Francesco: «Signor di Sales, senza dubbio la Chiesa romana è la Madre Chiesa, ve I’ ho già detto altra volta ; se potessimo liberamente conversare insieme faremmo qualche cosa, ma io sono talmente legato agli altri e impedito di fare la mia volontà, che certamente nè la mia, nè la vostra vita sarebbe sicura se si venisse a sapere quello di cui trattiamo» .. Il giovane mis­sionario I’ assicurò che di buon cuore darebbe la vita corporale, per assicurare a lui la vita spirituale; ma il vecchio soggiunse:     «Non è questione di questo adesso; parliamo di altro», e così si chiuse la conversazione. Nel ritornarsene, il santo apostolo disse al Presidente: « Ah! mio caro fratello… mai bisogna di­sperare della Misericordia divina… finchè l’ uomo è in vita, c’è sempre qualche speranza; ma io non so che voglia significare quel che sento in questo momento; temo molto che quest’ uomo sia un figlio di eterna morte».

(1) Ecco i veri lineamenti,il fedele ritratto di Calvino, quell’apostolo della vera religione, che Ginevra ha avuto il bene di ascoltare, i cui scritti gli uomini pii decantano in tutto l’universo, nonostante la rabbia dei malvagi.

(2) Ecco i veri lineamenti,il fedele ritratto di Calvino, quell’apostolo dell’errore, che Ginevra ha avuto la pazzia di ascoltare, i cui scritti gli uomini pii condannano in tutto l’universo, nonostante la rabbia dei malvagi.

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