– Spesso ho pensato fra me quale poteva essere la più grande mortificazione praticata dai Santi, e dopo seria riflessione ho trovato questo: San Giovanni Battista andò al deserto in età di cinque anni, sapendo che il mio e suo Redentore era nato e viveva poco lontano da lui. Dio sa quanto il cuore di San Gio­vanni fosse innamorato del suo Signore e quanto egli desiderasse godere della sua presenza; nondimeno sta venticinque anni nel deserto, senza portarsi una sola volta a vederlo; e, lasciando il deserto, si ferma a pre­dicare, senza andarlo a trovare, ma aspetta che il Si­gnore venga a lui: e perfino, dopo averlo battezzato, non lo segue, ma se ne rimane a fare il proprio ufficio !… Dio mio, che mortificazione di spirito, trovarsi tanto vicino al Salvatore e non vederlo, nè cercare di goderne la presenza!… Che vuol dire tutto questo, se non avere lo spirito interamente staccato da tutto, e da Dio stesso, per fare la volontà di Dio e servirlo? Lasciare Dio per Dio, e non mostrare di amare Dio, per amarlo più puramente. 

S. Francesco  di Sales. Lettere spirituali.

 

Nelle lettere del santo Dottore si può vedere la sua incom­parabile divozione verso il glorioso Precursore di Gesù Cristo: lo chiamava padre e figlio della Visitazione di S. Maria; e non fu certamente senza speciale provvidenza del Signore che egli facesse il suo primo sermone precisamente il giorno della festa di S. Giovanni Battista, voce e precursore del Verbo. Il giorno dunque della festa di questo primo predicatore evangelico, San Francesco di Sales si mostrò la prima volta in pulpito, per pre­dicare al pubblico. Si era modestamente ritirato il giorno del Corpus Domini, per cedere il posto ad un predicatore forestiero, rimandando il suo sermone all’ottava che, nel 1593, cadde il 24 giugno. Iddio permise che, umile e timoroso, il santo giovane fosse assalito da grande apprensione di predicare; al suono della campana fu sorpreso da violento accesso di febbre e costretto a buttarsi sul letto. Riposatosi alquanto, suppose esservi tenta­zione in quell’ apprensione eccessiva, onde s’inginocchiò implo­rando l’aiuto della Madonna, e poi si portò coraggiosamente in Chiesa. Un popolo immenso l’aspettava, avido di ascoltarlo per la prima volta: comparve in pulpito con un contegno modesto e sicuro, ed avendo preso per soggetto la presenza reale di No­stro Signor Gesù Cristo nella SS.ma Eucaristia, spiegò molto divotamente, con grande eloquenza, come il Sommo Bene è co­municativo di sè, e distinse in Lui tre sublimi comunicazioni la prima del Padre che si comunica al Figlio e del Padre e del Figlio che si comunicano allo Spirito Santo: la seconda, con la quale la SS. Trinità ha comunicato la Persona divina del Verbo alla natura umana nel mistero dell’ Incarnazione: la terza, nella quale Iddio comunica il Corpo del suo Figliuolo, non solo alla natura umana in genere, ma ad ogni uomo in particolare, nella divina Eucaristia. Queste tre comunicazioni – disse – sono talmente unite l’una con l’ altra, che la terza non può sussistere senza la seconda, e la seconda senza la prima, essendo la terza ricordo della seconda e la seconda della prima . Qui toccò gli errori degli eretici circa queste tre comunica­zioni, specialmente di Sabelio, Ario, Eutiche, Paolo di Samosata e Calvino, e fece entrare nel suo discorso parecchie belle simi­litudini, con passi della Sacra Scrittura, sentenze dei Padri ed argomenti di teologia. Finalmente, con tutta la tenerezza del suo cuore, esortò le anime pie, che formavano buona parte del suo numeroso uditorio, alla devozione e all’amore verso il SS.mo Sacramento, e chiuse il magnifico discorso con una fervorosa preghiera. Finito che ebbe di parlare, fu tutto un fremito di entusiasmo e d’approvazione nell’ uditorio: molti a voce alta dicevano, fra le lacrime di gioia, che veramente Dio aveva visitato la Savoia e fatto sorgere un nuovo astro sulla Chiesa di Ginevra. Più di tutti si mostrò soddisfatto il pio Vescovo Claudio de Granier; rivolto ai suoi amici, ripeteva nella gioia del suo cuore :«Avete inteso mio figlio? Che ve ne pare? Non ha detto cose ammirabili, in maniera più ammirabile ancora?… Veramente ab­biamo in lui un apostolo potente in opere ed in parole : Dio ce lo ha dato per istruire i popoli nella scienza della vita eterna». Corse subito a congratularsi coi genitori del Santo, e li trovò in preda alla più viva commozione, mentre le darne della città circondavano la madre, applicandole la parola del Vangelo: Beato il seno che ha portato questo frutto benedetto di santità. Perfino gli eretici, che la riputazione del predicatore aveva at­tirato alla predica, rimasero scossi; e fu in questa occasione che il Barone d’Avully, personaggio dottissimo, molto versato nella controversia, grande appoggio e ardente difensore del Cal­vinismo nello Chablais, ebbe il primo impulso di convertirsi.

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