Rappresentiamoci alla mente il dolce Gesù in casa di Pilato, dove per amor nostro si lasciò spogliare, non solo della veste, ma ancora della pelle, nella flagellazione crudele. L’amor di Dio, quando entra in un’anima, fa lo stesso perché quest’anima muoia felicemente a se tessa, per essere tutta  di Dio, la spoglia di tutti gli umani desideri e anche della propria stima, che non è meno attaccata allo spirito di quello che la pelle è ai muscoli; nudandola ancora dei più santi af­fetti che sentiva nelle consolazioni spirituali, negli eser­cizi di pietà e nel perfezionamento delle virtù, cose che compariscono esser la vera vita dell’anima divota; di modo che l’anima possa dire allora con verità: nuda sono uscita dalle mani di Dio, e nuda vi tornerò.

S. Francesco di Sales, Teot. Parte 2, Lib. 3, Cap. 16

 

Il 19 giugno 1622 S. Francesco di Sales terminò felicemente la sua commissione apostolica di Presidente nel Capitolo dei Cistercensi a Pinerolo, dove fu eletto generale il Rev.mo Padre Don Giovanni di San Francesco, uomo di altissima virtù e molta dottrina. Tutto quanto il santo Vescovo aveva ordinato fu pie­namente confermato a Roma; ma i Santi non lasciano sfuggire occasione alcuna per progredire nella virtù e nella perfezione, onde S. Francesco di Sales, che aveva presieduto come Padre quella religiosa assemblea, ne volle uscire come figlio e fratello di tutti. Ricevette perciò, con riverenza tutta santa, il diploma di affilia­zione e partecipazione al bene dell’ Ordine che quei pii Religiosi gli accordarono e, stimando assai questa grazia, disse: «Ho cer­cato finora di esser divoto discepolo di S. Bernardo, con la let­tura delle sue ammirabili Opere, ma adesso, che di servo son diventato figlio, farò ogni sforzo per non mostrarmi ingrato di tanto beneficio». Terminati gli atti esterni e chiusi gli atti giu­ridici di quella veneranda assemblea, quei buoni religiosi vollero, con deferente confidenza, trattare col santo Vescovo per gli affari interni delle anime loro, il che si fece con indicibile, reciproca sodisfazione. Non si saprebbe, del resto, comprendere la stima, l’onore, la venerazione che tutti conservarono pel santo Pre­lato, dopo la morte del quale il Rev.mo Padre Generale – Don Giovanni di San Francesco – fu dei primi a pubblicare la storia della sua vita: in essa ha attestato di conoscere per esperien­za che quel pio Vescovo era uno dei più dotti del suo secolo, e che non sapeva se si potesse mai trovare un uomo che esami­nasse e ponderasse più esattamente e scrupolosamente un affare, per risolverlo poi con più giustezza e criterio di quello che egli faceva.

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