Oh! quanto sono felici le anime che vivono solo della volontà di Dio! Ah, se gustandone un poco nella meditazione, prova tanta soavità spirituale il cuore che accetta la divina volontà, con tutte le croci che essa offre, che sarà di quelle anime tutte liquefatte nella unione di questa divina volontà? Oh!… Quale benedi­zione è il rendere tutti i nostri affetti umilmente e inte­ramente soggetti a quelli del più puro amor di Dio!… Così abbiamo detto, così è stato risoluto, ora il nostro cuore ha per legge suprema la maggior gloria dell’amor di Dio; e la gloria di questo santo amore consiste nell’ardere e consumare tutto quello che non è Lui. Per ridurre e convertire ogni cosa in sé: Egli si esalta sulla nostra bassezza e regna sul trono della nostra servitù.

S. Francesco di Sales.  Lett. spirit.

 

Il 6 giugno 1610, giorno sacro alla SS. Trinità e alla com­memorazione di S. Claudio, Vescovo, S. Francesco di Sales diede principio all’Istituto della Visitazione, chiudendo in una casetta, presa in affitto nel sobborgo di Annecy, come tre piccole api in un alveare, o tre innocenti colombe in un nido, la Santa Madre e Fondatrice Giovanna Francesca Frémiot, baronessa di Chantal, e le damigelle Maria Giacomina Favre e Giovanna Carlotta de Bréchard. La mattina di quel giorno benedetto tutte e tre si con­fessarono al santo Vescovo, che celebrò la Messa e le comunicò di sua mano; poi si recarono a visitare le chiese della città, e la baronessa a congedarsi dalle sue conoscenti. La sera, tra le sette e le otto, uscirono dalla casa del Presidente Favre, dove alloggiavano, e si portarono al Vescovado, per ricevere la benedizione del santo Prelato; il quale, contemplando con felicità queste tre vittime, coronate di gaudio santo: “Voi siete beate – disse loro – voi, che il Signore ha eletto; abbiate un grande ed umile coraggio; Dio sarà il vostro Dio, e sotto il suo sguardo divino camminerete vittoriose sul capo dei vostri nemici”. Consegnando poi a Madama di Chantal un compendio delle Co­stituzioni che aveva composto per loro, disse: “Seguite questo cammino, mia carissima figlia, e fatelo seguire da tutte quelle che, da ogni eternità, il Cielo ha destinato a camminare sulle vostre tracce”. Dopo questo, alzando gli occhi al cielo, le be­nedisse, “in nome del Padre onnipotente, che le attraeva, in in nome del Figlio, Eterna Sapienza, che le dirigeva, in nome dello Spirito Santo, che le animava con le sue fiamme d’amore. Uscirono dal Vescovado, formando un piccolo corteo, e tutto il popolo della città, che la mattina le aveva viste andare nelle chiese, fu per le strade ad attenderle e, vedendole passare, dava lodi e benedizioni al Signore. Arrivate alla casa, che doveva essere la culla dell’Ordine della Visitazione, si portarono subito in cappella, sulla porta della quale la santa Fondatrice emise questo grido di felicità: “Ecco, mie care sorelle, il luogo delle nostre delizie e del nostro riposo”. Caddero in ginocchio, ringraziarono Iddio col canto del ‘Gloria Patri’, tre volte ripetuto, e domandarono al Signore l’adempimento della sua san­tissima volontà in questa intrapresa. Madama di Chantai abbracciò allora teneramente le due compagne; e queste, riconoscendola per superiora, promisero a lei obbedienza, come a Dio stesso, e fra di loro mutua carità. La pia superiora lesse il regolamento di vita dato dal Santo, affinché s’incominciasse ad osservare immediatamente, e siccome era già tardi fecero la loro preghiera ed andarono a riposare, lasciando, con gioia e per sempre, gli abiti del secolo.

Così ebbe origine l’Ordine della Visitazione, il quale, stabilito sulla doppia base “d’una profonda umiltà verso Dio e d’una grande dolcezza verso il prossimo” doveva dare alla Chiesa, fra migliaia e migliaia di anime elette, la miracolosa ri­velatrice dei tesori del Cuor di Gesù.

L’anno seguente, 1611, in questo giorno, le tre prime fon­datrici terminavano il loro noviziato; il santo Vescovo, venuto la vigilia per ricevere la loro confessione generale, tornò la mat­tina e le intrattenne del sacrificio che dovevano fare, con parole tutte celesti, accese del fuoco divino che lo consumava, mentre sul suo volto splendeva una gioia santa, congiunta ad una mae­stosa e straordinaria gravità. Rivestito poi degli abiti pontificali, pronunziò un solenne discorso, nel quale, paragonando le tre candidate, di cui doveva ricevere la professione, a quei tre chic­chi di frumento portati per combinazione in una certa provincia, dove, messi sotterra, si moltiplicarono talmente che in pochi anni tutta la provincia ne abbondò, disse profeticamente: “Ve­dremo lo stesso, io spero, queste tre piccole anime, che la Prov­videnza di Dio ha qui seminate, si moltiplicheranno senza nu­mero, la divina Misericordia le benedirà e Dio sarà glorificato in loro”.

Finita la predica, la Madre di Chantal e le altre due com­pagne, Favre e de Bréchard, fecero la loro professione con tale fervore e gaudio celestiale da commuovere i presenti fino alle lagrime. Nel trasporto della sua gioia, e senza nessuna preme­ditazione, la Madre di Chantal intonò per tre volte il versetto “Haec requies mea in saeculum saeculi: hic habitabo quoniam elegi eam”, al quale tutto il coro si unì: così venne l’uso alla Visitazione di cantarlo nella cerimonia della professione delle religiose.

Tutta l’alta società di Annecy, che aveva assistito alla commovente cerimonia, voleva complimentare, come d’uso, le nuove Religiose. Il santo Vescovo non lo permise, e disse: “Ri­tiriamoci… lasciamo che le nuove Spose di Gesù Cristo assapo­rino in silenzio il dono di Dio”.

 

 

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