Una delle virtù che Nostro Signore ci pre­sentò sulla Croce, a guisa di fiore graditissimo, fu la santissima perseveranza, virtù senza la quale non sa­premmo esser degni del frutto della sua passione e morte. Poco giova cominciar bene, se non si persevera fino alla fine, essendo certo che lo stato in cui ci tro­veremo al finir dei nostri giorni, quando Iddio taglierà il filo della nostra vita, sarà quello in cui resteremo per tutta l’eternità.

Serm. famil.

 

Il 26 aprile 1604 San Francesco di Sales partì da Digione, dopo avervi predicato la quaresima: aveva acquistato tanta stima in quella città, che nessuno lo vedeva partire senza pena, e una signora esclamò in questa occasione: “Oh! il gran ladro che esce oggi da Digione! E’ il Vescovo di Ginevra che porta con sè i cuori di tutti gli abitanti!”

Lo stesso giorno, nel 1613, S. Francesco di Sales disse la Messa al sepolcro di S. Carlo Borromeo, a Milano, e restò molto tempo in preghiera innanzi alle reliquie del grande Cardinale. Gli ecclesiastici che lo accompagnavano, ritornati a casa, gli parlarono di quel che avevano osservato di più bello ed attraente nella città e nella chiesa, e vedendo che non aveva fatto atten­zione a queste cose, gli domandarono se almeno avesse osser­vato i ricchi paramenti, dati a Lui per la celebrazione della Messa, mentre pensavano che lo splendore delle gemme, da cui erano ricoperti, avesse attirato i suoi sguardi. Il Santo fu ob­bligato a dire semplicemente di non aver badato a nulla! Era talmente occupato degli ornamenti interni di santità del grande arcivescovo di Milano, che non aveva riflettuto affatto alla ma­gnificenza esterna della chiesa e degl’indumenti sacerdotali.

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