Dio mio, se ricevessimo le ispirazioni celesti in tutta l’ampiezza della loro virtù, in poco tempo fa­remmo gran progresso nella santità; mentre, per abbon­dante che sia la fonte, le sue acque non entrano in un giardino secondo la loro abbondanza, ma secondo la misura del tubo che le conduce. Nello stesso modo lo Spirito Santo, come una sorgente di acqua viva, cir­conda da tutte le parti il nostro cuore, per spargervi la sua grazia, ma non vuole che essa vi entri, senza il libero consenso della nostra volontà e senza la no­stra cooperazione.

Teot. P. I, Lib. 2, Cap. 2.

 

Il 23 aprile 1622 certo Filippo Jacob arrivò in Annecy dall’Italia insieme alla consorte. Era ridotto alla più squallida miseria, ma siccome due anni prima, nel 1619, aveva con furiosa ostinazione insultato a Parigi il nostro santo Prelato, non ar­diva ora comparirgli davanti nella sua città vescovile. Essendone avvertito, il Vescovo lo prevenne, e quel povero uomo venne a gettarsi ai suoi piedi, assicurandolo che la sua modestia e la sua umiltà avevano avuto parte nella sua conversione alla Chiesa cattolica più di tutte le dispute con i dottori d’università. Il cari­tatevole Pastore non volle mai sentir parlare dei torti e delle ingiustizie altra volta ricevuti da quest’uomo, e poiché lo vide povero e strapazzato per il viaggio, lo fece alloggiare con la con­sorte, servire e trattare per sei settimane a sue spese, visitan­dolo e confortandolo paternamente; e quando fu guarito, gli diede una forte elemosina, per portarsi in Germania, sua patria. Commosso da riconoscenza, questo buon uomo diceva che, se tutti i Prelati fossero come Francesco di Sales, presto non vi sarebbero più eretici al mondo.

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