Ogni cosa passa, o cristiani, dopo i pochi giorni della vita presente. Poco importa che qui stiamo comodi o scomodi, purché siamo felici per tutta l’eternità. Questa santa eternità che ci aspetta sia la vostra consolazione, insieme al pensiero di essere cristiani, figli di Gesù Cristo, ri­generati col suo Sangue, perché la nostra gloria consiste appunto e solo in questo, che il Salvatore è morto per noi.

Lett. spirit.

 

Il 22 aprile 1622 San Francesco ebbe una lunga conferenza con monsignor Gian Francesco di Sales, suo fratello, consacrato Vescovo titolare di Calcedonia e nominato dalle LL. AA. Reali di Savoia suo Coadiutore, con futura successione. Il sant’uomo fece presente ingenuamente al fratello di non aver mai domandato, né fatto domandare questo posto per lui, ma che la sola volontà e Provvidenza di Dio l’innalzavano a quella dignità: “E’ – soggiunse – un colpo di Misericordia di­vina per me, onde vi supplico, caro fratello, di prendere per voi l’ufficio di Marta, e lasciare a me quello di Maria.” Così di­cendo trasse dalla tasca una chiave del suo gabinetto e la diede al fratello, ritenendone un’altra per sé, e da quel momento prese ogni giorno qualche ora di tempo per istruire il suo Coadiutore nei doveri ed uffici della carica pastorale. In presenza sua, gli faceva fare le sacre Ordinazioni e consacrare gli altari; in ogni incontro lo faceva comparire, mentre egli si nascondeva dolce­mente e si asteneva dagli affari ; e quando gli si faceva osser­vazione in proposito, rispondeva graziosamente: “Bisogna che costui cresca e io diminuisca, ch’egli agisca e che io mi riposi ai piedi del Salvatore, per poter scrivere qualche buon pensiero che la grazia divina mi dà.”

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