Camminiamo lietamente, giocondamente, fra le difficoltà di questa vita transitoria; abbracciamo di buona voglia le mortificazioni, le pene e le afflizioni che s’incontrano nel nostro cammino, sicuri come siamo che questi travagli finiscono col finir della nostra vita, dopo la quale non rimangono che gioie e consolazioni eterne.

Serm. famil.

 

Il 20 aprile 1621 S. Francesco di Sales usciva dalla chiesa del Monastero della Visitazione d’Annecy, dove aveva celebrato la S. Messa, quando una donna disgraziatamente tormentata dal demonio corse verso di lui, gridando assai forte: “Buon Pastore, dammi riposo!” Il Santo si avvicinò, ma lo spirito maligno che orribilmente l’agitava la gettò a terra. La rialzò il Santo, e, quasi volesse lottare col demonio, davanti a tutti, la prese per le spalle e le comandò di recitare il Pater noster. Essa lo fece e il santo  Vescovo le diede la sua benedizione; allora lo spirito immondo partì da quel corpo con orribile fracasso, e la povera donna rimase interamente libera.

Il rumore di questo prodigio si sparse presto per tutta la città. Molti ne diedero gloria a Dio, aumentando il loro rispetto per il santo Prelato: altri, in piccolo numero, se ne burlarono, e nostro Santo, con l’ordinaria sua tranquillità rispose: “Che volete? questa buona gente non ha riflettuto che quella povera donna ha recitato il Pater noster e Dio l’ha esaudita: non volendo più che fosse indotta in tentazione dal demonio che la possedeva, il Signore l’ha liberata da un gran male. Se tutti recitassimo il Pater secondo lo spirito e l’intenzione di Gesù Cristo, vi troveremmo noi pure il rimedio a tutti i nostri mali. Lo stesso – soggiunse con un sorriso – vi trovo ora il rimedio a questa satira mordace, dicendo: Signore, perdonateci le nostre offese, come noi perdoniamo a coloro che ci hanno offeso.”

In quest’anno 1621, Iddio operò molti miracoli per mezzo del santo Vescovo, liberando ossessi e sanando infermi, con la sua benedizione, col tocco del suo rocchetto e con la sola impo­sizione delle sue mani.

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