Se vi accadrà di cadere in qualche mancanza, correggete il vostro cuore dolcemente, umiliandovi molto innanzi a Dio, riconoscendo la vostra miseria, ma senza sbigottirvi della vostra caduta. Non è meraviglia che l’infermità sia inferma, la debolezza debole e la miseria povera; detestate però con tutte le vostre forze l’offesa fatta a Dio, e con molto coraggio e grande con­fidenza nella sua Misericordia tornate alla pratica delle virtù abbandonate.

Filetta, Parte 3, Cap. 9.

 

Il 14 aprile, sabato santo del 1607, S. Francesco di Sales, che aveva predicato la quaresima senza interruzione e anche due volte al giorno, unendo spesso al sermone della Cattedrale quello delle religiose di S. Chiara, invece di riposarsi di tante fatiche, oltre al conferire gli Ordini sacri, si tenne assiduo al confessionale. Il canonico Déage, suo antico amico, usò allora della libertà che aveva sempre conservata per riprenderlo, dicendogli, in maniera assai brusca, che veramente era indiscrezione e im­prudenza il prodigarsi in tal modo, e che presto si vedrebbe la fine delle sue forze e della sua vita; il santo Prelato, sorridendo, rispose: “Ah! signor Déage, sareste molto onorato se un vo­stro discepolo morisse martire del servizio di Dio e delle ani­me; ma mi avete avvezzato troppo poltrone in questa santa battaglia spirituale.”

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