Dobbiamo andare alla santa orazione pura­mente e semplicemente per fare il nostro dovere e dar prova della nostra fedeltà. Che se piace alla Maestà Divina di parlarci e trattenersi con noi, con le sue sante ispirazioni e consolazioni interne, sarà senza dubbio un gran favore e un piacere deliziosissimo; ma se a Dio non piace di farci questa grazia, lasciandoci come se non ci vedesse e non fossimo alla sua presenza, non dobbiamo per questo allontanarci, anzi dobbiamo rimanercene lì con un contegno devoto e pacifico. Allora infallibilmente il Signore gradirà la nostra pazienza e terrà nota della nostra assiduità e della nostra perseve­ranza; e quando un’altra volta torneremo a Lui ci favo­rirà con le sue consolazioni e ci farà provare le delizie della santa orazione.

San Francesco di Sales, Filotea, P. 11, Cap. IX.

 

Il 15 marzo 1599 il signor De Chissé ebbe un’udienza par­ticolare dal Papa e gli consegnò le suppliche di suo zio, Mons. De Granier, Vescovo di Ginevra, che, appoggiato da Sua Altezza Reale il Duca di Savoia, domandava Francesco di Sales per suo Coadiutore, con futura successione. Lo zio e il nipote die­dero, in questa occasione, ammirabile prova della loro virtù e della stima che facevano del nostro Santo, da essi così preferito. Bisogna riflettere che il signor De Chissé possedeva tutte le qualità necessarie per ben esercitare quella carica, essendo uomo di nascita distinta, virtuoso, dotto, predicatore abilissimo, già Vicario generale della diocesi e antico membro del Capitolo della Cattedrale; ma queste considerazioni non impedirono af­fatto che zio e nipote si affaticassero per procurare quella dignità al grande Francesco di Sales, in vista del gran bene che avrebbe fatto in diocesi, quando ne fosse stato pastore.

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