Quanto saremmo felici se ognuno di noi, se­condo la propria vocazione, imitasse bene il Nostro Signor Gesù Cristo nella sua ubbidienza! Bisogna pe­rò sapere che vi sono parecchie maniere di ubbidienza: alcuni, per esempio, stimano questa virtù e volentieri ne parlano; non basta, occorre venire alla pratica di quello che se ne sa, in tutte le occasioni, man mano che si presentano. Alcuni altri vogliono ubbidire, ma non nelle cose difficili, o contrarie alle loro inclinazioni; il Signore non si compiace di questa ubbidienza, mentre vuole che ubbidiamo indifferentemente, in tutte le cose, e restiamo sempre costanti nella nostra ubbidienza.

San Francesco di Sales, Serm. famil.

 

Il 12 febbraio 1613, predicando S. Francesco di Sales nella chiesa di S. Domenico in Annecy, insegnò ai suoi uditori l’uso della comunione spirituale, che si fa con un santo desiderio di unirsi a Gesù Cristo nel SS. Sacramento, e tanto s’infiammò di zelo, che ripeté più volte, durante il suo discorso, con grande ardore : «Ah! il mondo intero perisca, se non si vuol vivere per Gesù Cristo e per la sua gloria!… Finita la predica, ricevette l’abiura di undici eretici, da lui precedentemente istruiti nella vera fede. Un insigne peccatore si convertì pure quel giorno e fece con tanta contrizione pub­blica accusa dei suoi passati scandali, che tutti ne furono edifi­cati. Tornato a casa, il santo Vescovo fu circondato dai suoi che, sorridendo, gli dicevano esser egli più contento della conversione di quel solo peccatore, che di quella degli undici eretici, perché, essendo colui un distinto gentiluomo, la sua conversione faceva più chiasso innanzi al mondo… Francesco sorrise a questa burla innocente, rimase alquanto in silenzio e poi disse agli astanti: “Dopo aver chiamato Matteo, che era pubblico peccatore, Nostro Signor Gesù Cristo andò al banchetto; noi pure adesso an­diamo a tavola, in nome di Gesù Cristo.” Durante il pranzo parlò della conversione dei peccatori; i dodici convertiti erano a mensa con gli altri, ma il Santo non dissimulò la sua gioia, né i suoi sentimenti in proposito, assicurando d’aver più piacere per la conversione di un solo eretico, che per quella di parecchi cattolici; “poiché – diceva – l’eretico converte il suo cuore, e il peccatore cattolico i suoi costumi, avendo già nel cuore la santa radice della fede, che dà grande speranza di eterna sal­vezza.”

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