Pensate quanto sia ragionevole che vi offriate e diate a Dio, mentre Egli vi ha dato l’essere, e ve lo ha dato appunto perché foste totalmente suo. Imitate in questo l’esempio d’Isacco, che si lasciò legare e senza replica o difficoltà si dispose ad essere immolato, perché Abramo che lo immolava era suo padre, ed egli giudicava conveniente rimettere volentieri il suo essere nelle mani di colui che, secondo la natura, glielo aveva dato.

San Francesco di Sales, Solitud., part. I, cap. 2

 

Oggi, 5 febbraio, ottava della festa del nostro Santo, ringraziamo Dio di averlo gratificato d’ogni sorta di grazie e reso – come diceva Enrico IV – un uomo esente da ogni vizio e ricco di ogni virtù. I suoi anni, i suoi mesi, le sue settimane, i suoi giorni, e possiamo dire tutti i suoi momenti erano impie­gati e consacrati fedelmente a Dio. Ogni anno faceva, in un par­ticolare ritiro, una rivista generale dell’anima sua; ogni mese rinnovava i suoi voti e le sue risoluzioni, come ha prescritto nel suo Istituto. Ogni giorno si ritirava spi­ritualmente in una delle sacre Piaghe di N. S. G. C., cominciando e terminando la settimana nel Sacro Costato e nel Cuore del Salvatore. A meno di grave malattia o di urgentissima necessità, non ha mai mancato di celebrare ogni giorno la S. Messa, ed era fedelissimo agli esercizi devoti che si era prescritto per l’orazione del mattino e della sera, per l’esame di coscienza, per la preghiera in comune con i suoi familiari e per la direzione della sua casa. Ordinava ai suoi dipendenti di farsi il segno della Croce, quando sentivano suonare l’orologio, ed egli stesso lo faceva, senza rispetto umano, in qualunque luogo si trovasse, dicendo: “Dio sia benedetto; s’avvicina l’eternità: forse ben presto suonerà l’ultima nostra ora,” ovvero: “Ahimè ! Le ore sono secoli per i miseri dannati.” Finalmente può dirsi di questo gran Santo che non viveva, non aspirava e non respirava che solo per Iddio. Aveva egli inalberato lo stendardo della santa devozione in una maniera franca, soda e scevra da scrupoli, d’affettazione e rispetto umano, sforzandosi d’imitare Gesù Cri­sto nella vita socievole e apparentemente comune da Lui menata sulla terra, ma in modo soprannaturale ed angelico.

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