Che dolcezza mi cagionava ieri il considerare la nostra bella partoriente, mentre col suo bambinello al petto va a presentarlo al Tempio, e quel paio di co­lombe che parevano più felici dei maggiori Principi del mondo, per essere state sacrificate per il loro Salvatore! Chi ci farà la grazia che un giorno i nostri cuori siano tali? E Simeone non è egli molto avventurato di poter abbracciare il divin Pargoletto? Si… ma non può pia­cermi il brutto tiro che voleva farci; mentre, stando tutto fuori di sé, lo voleva portar seco all’altro mondo, “adesso – diceva egli – lasciate andare in pace il vostro servo”. Ah!… noi altri ancora ne abbiamo bisogno!

San Francesco di Sales, Lett. Spirit.

 

Continuiamo a considerare il nostro Santo nei vari stati della sua vita: egli fu consacrato vescovo a trentacinque anni e Dio lo fece, non solo padre d’un popolo e d’una diocesi parti­colare, ma padre e direttore universale, patriarca e fondatore di un Ordine religioso, riformatore di conventi, mediatore tra Prin­cipi e Re, ristoratore della pietà, autore ascetico di opere apprez­zatissime nella Chiesa di Dio. Finalmente lo rese uomo perfetto, padre tutto a tutti, prelato modello, taumaturgo e protettore potentissimo di quanti implorano la sua intercessione presso Dio.

Abbiamo dalla deposizione di Suor Maria Adriana Fichet, settima religiosa dell’Ordine della Visitazione, e dalle Memorie del parroco di S. Maurizio d’Annecy che, nel 1613, tro­vandosi la madre di Chantal gravemente malata, per una dolorosa tonsillite, S. Francesco di Sales mandò a dire a quel buon par­roco di portargli la reliquia di S. Biagio, Vescovo di Sebaste e Martire, e come lo vide arrivare gli disse: “Signor Parroco, venite con me, accompagnatemi, poiché la nostra buona Madre di S. Maria è in pericolo di morte… preghiamo per lei.” Giunti al monastero, il Santo toccò con la reliquia l’inferma, che istan­taneamente guarì. La buona Suor Fichet, un po’ troppo pronta ed ardente, disse con voce abbastanza alta. “Veramente non era necessario di andare a cercare nell’Armenia un Santo del quarto secolo: Monsignore, se avesse voluto, avrebbe potuto guarire Nostra Madre lo stesso.” Con le lacrime agli occhi, l’umile Prelato fortemente la riprese in presenza di tutti gli astanti, imponendole per penitenza di domandar perdono al Santo Vescovo e Martire, per aver parlato di lui senza devozione e rispetto, e di digiunare, per tre anni, la vigilia della sua festa. In seguito fece un magnifico discorso circa i peccati d’ir­religione, che si commettono per vana adulazione e compiacenza naturale.

error