Quale maggiore e più profonda umiltà si può mai immaginare di quella che praticarono il Signore e la Santa sua Madre, venendo al Tempio, l’uno per es­sere offerto, come tutti i figli degli uomini peccatori, e l’altra per purificarsi, come tutte le altre donne?… Oh Dio! Non è certamente gran cosa che noi altri ci ab­bassiamo, umiliandoci, mentre altro non meritiamo che abbassamento e umiliazione. Eppure appena ci siamo umiliati, se si presenta qualche leggera occasione, su­bito ci risentiamo e, voltate le spalle a così bella virtù, vogliamo essere stimati qualche cosa di buono!

San Francesco di Sales, Serm. famil.

 

Oggi S. Francesco di Sales si presenta a noi nel 25° anno di sua età. Finiti i suoi studi, invece di formare progetti ambi­ziosi o puramente mondani, come la maggior parte dei giovani della sua nascita e della sua età, egli fa, con prudenza, i suoi viaggi in Francia e in Italia, e, con somma pietà, i suoi pelle­grinaggi a Roma e a Loreto. Riceve il grado di dottore. Rifiuta la porpora senatoria e il ricco partito d’un matrimonio conve­nientissimo. A ventisei anni prende l’abito talare, a ventisette dice la prima Messa e a ventotto s’impegna nella missione dello Chablais. Là, adempiendo tutti i doveri dell’apostolo, opera quel numero stragrande di conversioni, che si valutano fino a settantaduemila! D’allora in poi, da fedele operaio evan­gelico, messa una volta la mano all’aratro, non tornò mai in­dietro. Corre a Roma, a Torino e a Parigi, per consolidare lo stato delle chiese e delle parrocchie da lui riconciliate e ricon­dotte al cattolicismo, e per riscattare i beni ecclesiastici usurpati dagli eretici e dai laici. Questo non gli costò minor fatica, né gli presentò minor difficoltà della conversione delle anime, ma egli graziosamente diceva che, “avendo ricondotte le pecorelle all’ovile, bisognava fornire di pascolo e di sostentamento i pastori che le dovevano custodire.”

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