Si contentano molti di portare il Signore sulla lingua, raccontando meraviglie di Lui e lodandolo con grande ardore. Altri lo portano nel cuore con af­fetti teneri ed amorosi, che imprimono dolcemente in se stessi, pensando a Lui e parlando di Lui. Ma queste due maniere di portare il Signore non sono gran che, se non vi si unisce la terza, di portarlo, cioè, in braccio con le buone opere, significate appunto dalle braccia. Bisogna dunque unire insieme queste tre maniere, se vogliamo portare il Signore con gusto suo.

San Francesco di Sales, Serm. famil.

Ieri ci siamo occupati dell’infanzia di S. Francesco, diamo oggi un’occhiata ai primi anni della sua gioventù. Per rendersi degno dei doni di Dio, egli passa nello studio delle lettere e della virtù tutta la primavera della vita, che tanti altri impie­gano ordinariamente in vane occupazioni. Seri studi, sante con­ferenze, soggezione, obbedienza, ecco la vita del santo giova­netto, che mette così le solide basi del grande edificio della sua perfezione. Egli stesso, nella sua adolescenza, si prescrisse eser­cizi spirituali adattati per il giorno, per la notte, per la solitudine, per la conversazione, per l’interno, per l’esterno e per la santa Comunione. Tutto questo è tanto pieno di pietà che, leggen­dolo, si sente l’ispirazione della grazia divina. A quest’epoca ricevette la Cresima, la prima tonsura e si aggregò alla Confraternita del Rosario, come pure alla Congregazione Mariana, presso i Padri Gesuiti, della quale divenne prefetto ed osservò perfet­tamente la regola. Si diede alla Madonna col voto di castità e con l’altro di recitare, ogni giorno della sua vita, la corona di sei poste, comunemente chiamata “corona di Maria” e quando si appartava talvolta, per recitarla con più comodo, diceva grazio­samente al suo precettore: “Vado a fare il mio turno di guardia alla Corte della Regina del Cielo: vi prego di non venirmi a distrarre!”

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