“Io voglio poche cose e quel che voglio lo voglio molto poco; non ho quasi alcun desiderio, ma se dovessi rinascere non vorrei averne nessuno… Non bisogna domandare, né rifiutare cosa alcuna, ma abbandonarsi semplicemente nelle nani della Provvi­denza, senza nutrire altro desiderio, che di volere quello che Dio vuole da noi. S. Paolo pratico eccellentemente quest’atto d’assoluto abbandono nell’istante della sua conversione. Quando il Signore lo privò della vista, egli subito disse: “Signore, che volete che io faccia?” e, d’allora in poi, stette sotto l’assoluta dipendenza di quello che Dio ordinava. Tutta la nostra perfezione consiste precisamente nella pratica fedele di questo punto”.

San Francesco di Sales, Trattenimenti familiari.

 

II 25 gennaio 1612 S. Francesco di Sales condusse alla pic­cola Casa della Galleria le Omne: Madri Claudia Agnese Joly de la Roche e Maria Amedeo de Blonay, e vedendo che le due care giovanette si abbracciavano scambiandosi il bacio di pace, prima di entrare in convento, chiamo il signor de Blonay e gli disse: “Vedete, mio caro fratello, come le nostre due povere colombine s’accarezzano. Spero che Dio ne riceverà con molto gradimento l’offerta e le renderà abbondantemente feconde per il Colombaio, dove le chiuderemo”. E Nostro Signore lo fece. Siccome poi la Congregazione era allora nei suoi inizi e ancora non vi era prescritto alcun tempo pel primo probandato, il santo Vescovo diede loro, quello stesso giorno – 25 gennaio 1612 – l’abito religioso.

Lo stesso giorno, nel 1615, predicando nella chiesa dei Bar­nabiti d’Annecy, S. Francesco di Sales comparve tutto acceso dalle fiamme del divino amore e restò qualche tempo in estasi, dopo aver pronunziato dal pergamo queste parole: “Appena la grazia trionfò di S. Paolo, il Signore l’abbatte a terra, lo privò della vista e lo rapì al terzo cielo; egli poté dire in verità: Io vivo, ma non sono più io che vivo, è Gesu Cristo che vive in me. “Vivo ego jam non ego, vivit vero in me Christus”.

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