L’eguaglianza di spirito è una delle virtù più necessarie nella vita spirituale, e per acquistarla deve l’anima sempre affaticarsi. Come è dolce e soave il considerare la vita del nostro Salvatore! In essa si vide ammirabilmente risplendere questa perfetta eguaglianza di spirito, fra la molteplice diversità di avvenimenti che si succedevano!

San Francesco di Sales, Sermoni familiari.

 

Il 14 dicembre 1602, dopo parecchi altri giorni passati in ritiro al Castello di Sales, il nostro Santo Vescovo fece il suo ingresso solenne nella città di Annecy: era sabato, giorno de­dicato alla Madonna, ed egli lo aveva scelto “affinchè la Santa Madre di Dio, Madre del Sommo Pastore, fosse sua introdut­trice nell’ovile del suo Divin Figlio”. Un corteo numerosissimo, composto della nobiltà accorsa dalle vicinanze, dei Magistrati e gran folla di popolo, lo accompagnò processionalmente con tutto il clero alla chiesa di San Francesco, che allora fungeva da Cattedrale. Tutte le campane della città e dei dintorni suona­vano a festa e la chiesa, magnificamente addobbata nella facciata e nell’interno, offriva una vista degna della straordinaria circo­stanza. La cattedra vescovile era sostenuta da quattro mani che parevano venire dal Cielo, una delle quali sradicava cardi e spine, un’altra demoliva una torre, la terza stabiliva una casa comin­ciata, la quarta piantava l’olivo e la vigna, e in alto si vedeva la scritta: Ut evelles, ut destruas, ut aedifices, ut plantes; mentre in una grandissima tela, situata fra il Coro e la navata, con la grande figura dell’Eterno Padre abbassante i suoi sguardi sulla terra, si leggevano le parole pronunziate dal Santo con tutto l’ardore del suo spirito: La vostra mano, Signore, so­stenga l’uomo della vostra destra: Fiat manus tua super virum dexterae tuae. Giunto il corteo in chiesa il Santo Vescovo si portò ad adorare il SS. Sacramento, indi baciò l’altare, e sedu­tosi sul trono vescovile dovette subire un discorso in sua lode, pronunziato dall’alto del pulpito; come prima che il corteo s’in­camminasse, la sua umiltà aveva dovuto subire i complimenti dei Magistrati e dei notabili della città. Finalmente fu cantato il Te Deum, e la bella cerimonia si chiuse con la benedizione eucaristica.

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