La Volontà di Dio sta nella modestia esercitata fra le consolazioni e nella pazienza praticata fra le tribo­lazioni. L’anima indifferente preferisce questa, perché maggiormente vi risplende la Divina Bontà. Il gusto di Dio è insomma il grande oggetto dell’anima indifferente come dovunque lo vede e sempre avidamente lo cerca dove maggiormente può trovarlo, senz’altra considerarazione. Quest’anima è tirata dalla Volontà divina, come da un amabile legame che essa segue dovunque, amando più l’Inferno con la Volontà di Dio, che il Paradiso senza questa Volontà.

S. Francesco di Sales,Teotimo, P. 2 – lib. 3, Cap. 4.

Il 9 novembre 1622 San Francesco di Sales, sul punto di partire d’Annecy, fece portare al 1° Monastero della Visitazione di quella città una bellissima pianeta, a lui donata dalle Sere­nissime Infanti di Savoia. Ne fece presente alla comunità e dopo aver celebrato la Santa Messa si congedò dalle religiose con parole tutte sante e paterne, assai raccomandando l’umiltà, la devozione, la semplicità e soprattutto la santa ubbidienza e l’in­differenza; ripetè più volte questa frase: “Mie care figliuole, non dimandate nulla e non ricusate nulla, ma siate sempre pronte e disposte per tutto quello che Dio e l’ubbidienza desidereranno da voi. Che il solo vostro desiderio sia Dio, il solo vostro ti­more di perderlo, la vostra sola ambizione di possederlo eter­namente”. La Madre Francesca Margherita Favrot, Assistente della comunità, lo ringraziò della bella pianeta di broccato d’oro regalata al monastero, e il Santo rispose: “Non sapete, figlia mia, che quando gli amici si lasciano hanno costume di farsi qualche regalo?” Vide le monache molto commosse e usci fret­tolosamente dal parlatorio dicendo loro: “Addio, figliuole mie, addio per l’eternità, siamo sempre di Dio.” Licenziandosi poi da Monsignor di Calcedonia, suo fratello, ingenuamente gli disse di farsi coraggio e consolare il proprio cuore, poiché se si amma­lava in quel viaggio sicuramente morrebbe. Alla buona toriera della Visitazione, Suor Anna Giacomina Coste, che, sentendo un vivo presentimento della prossima morte del Santo, si era gettata piangendo ai suoi piedi per riceverne l’ultima benedizione: “Come mai, figlia mia – disse – siete così oppressa dal dolore questa volta? Sono partito tante altre volte e non avete pianto alla mia partenza…” – “Ah! Monsi­gnore – replicò la figliola – sento che da questo viaggio non tornerete e non vi vedremo più.” Trapelando allora l’avvenire anche in riguardo di lei, il santo Vescovo soggiunse: “E a me dice il cuore che, se non ritorno, ci rivedremo, figlia mia, più presto che non pensate… intanto rimanete in pace vicino al Signore, pregatelo spesso per me e raccomandatemi ogni giorno al vostro angelo tutelare.” Le diede un’immagine della Madonna e, benedicendola, si congedò. Le predizioni del Santo si avve­rarono appuntino; mentre, poco dopo la santa morte di lui, la pia toriera passò essa pure al Signore e andò a raggiungerlo in Cielo. Tutti i principali ecclesiastici e laici di Annecy l’accompa­gnarono fino a Seyssel, piangendo e singhiozzando in modo tale, da far denominare quel giorno, vero giorno di lutto e di affli­zione.

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