Conducete il vostro spirito per le strade glo­riose della celeste Gerusalemme, dove da ogni parte sentirete risonare le lodi di Dio. Vedete la varietà dei Santi e informatevi da Essi come sono arrivati lassù; troverete che gli Apostoli vi sono arrivati specialmente per l’amore, i Martiri per la costanza, i Dottori per la meditazione, i Confessori per la mortificazione, le Vergini per la purità di cuore, ma tutti generalmente per l’umiltà.

S. Francesco di Sales, Lett. spirit.

San Francesco di Sales è sempre stato assai devoto di tutti i Santi in generale e di ognuno di essi in particolare. Era que­sto un vero pronostico che egli pure un giorno sarebbe iscritto nel loro venerando e glorioso catalogo. Fin dall’infanzia non ha solo amato i Santi e venerata la santità negli altri, ma ha pro­curato di coltivarla in se stesso, onde spesso soleva dire che bisogna tendere e pretendere alla più alta santità. Il giorno dei Santi 1609, recandosi a Salins a comporre, per ordine del Papa, una contesa insorta fra il clero di Borgogna e l’Arciduca Alberto d’Austria circa il possesso e il diritto rela­tivo alle acque salse di quella città – cosa che, riguardando beni di Chiesa, non poteva farsi senza il consenso della Santa Sede – il Santo passò a Dôle, dove adorò l’Ostia miracolosa conservata in quella città, predicò quel giorno ed officiò pure a tutte le ore canoniche, anche a Mattutino; e siccome gli si disse che si stancava troppo, trovandosi in un viaggio così faticoso, col pre­dicare, officiare e restare ore intere chiuso in un confessionale, “Ahimè – rispose – tutte queste funzioni si chiamano il me­stiere ecclesiastico ed io, che sono servo inutile a casa mia e a casa d’altri, vi sono impiegato dovunque, ma non faccio mai nulla che valga.” Nel 1622, scendendo dal pulpito in questo giorno dopo aver predicato in lode dei beati cittadini del Cielo, il Santo disse gra­ziosamente: “Sia benedetto Dio: ecco il trentesimo anno che predico in questa festa del Santo dei Santi, della Regina di tutti i Santi e della beata sua Corte.” Fu l’ultima volta, poiché circa due mesi dopo passò da questa vita e andò a unirsi ai Santi in Cielo!  Nell’estate del 1608, a Faverney nella Franca Contèa, avvenne uno stre­pitoso miracolo eucaristico. Una notte si appiccò il fuoco all’altare, dove si conservavano due grandi ostie rinchiuse in un ostensorio. Avendo il fuoco ri­dotto in cenere l’altare, il tabernacolo e quanto in esso si trovava, il solo osten­sorio con le due Ostie rimase illeso al suo posto, sospeso in aria per trentatrè ore continue, di modo che più di diecimila persone, accorse dalle vicinanze, poterono ammirare il grande prodigio. Passate trentatrè ore l’Ostensorio di­scese lentamente, senza nessun aiuto, posandosi sopra un corporale che era stato messo per terra. Dopo le più severe informazioni, avendo l’Arcivescovo di Besanzone riconosciuto per atto pubblico il fatto miracoloso, una di queste Ostie era stata regalata alla città di Dòle, che l’aveva ricevuta il 21 Dicembre dello stesso anno con la maggior solennità e devozione possibili e la conservava con grandissimo rispetto.

error