Bisogna camminar dritti, applicandoci a batter bene la strada che ci è più vicina, a far bene la prima giornata, senza trattenerci nel desiderare di far bene l’ultima, quando bisogna fare la prima; tenete bene a mente quanto sono per dirvi: molto spesso ci fermiamo tanto nel desiderio di essere buoni angeli del Paradiso, che trascuriamo di essere buoni uomini e buone donne del mondo. Le nostre imperfezioni ci debbono accom­pagnare fino al sepolcro: non possiamo camminare senza toccar la terra, e se è vero che non bisogna co­ricarvisi, né rotolarvisi, non bisogna però neanche voler volare senz’ali. Ogni giorno noi andiamo morendo, così ogni giorno bisogna far morire, con noi, le nostre imperfezioni.

S. Francesco di Sales, Lett. spirit.

Il 31 ottobre 1615, mentre S. Francesco di Sales si prepa­rava per officiare e predicare nella sua Cattedrale il giorno se­guente, fu avvertito che Monsignor Dionisio de Marquemont, Cardinale Arcivescovo di Lione, arrivava per visitarlo. Con gioia e rispetto inesprimibili il Santo gli corse incontro, e il grande Arcivescovo, che lo stimava immensamente, ammirò tutte le sue azioni e con grandissima attenzione ascoltò le sue predi­che. Interrogato del motivo del suo viaggio, rispose che vera­mente era venuto a scuola per imparare da Francesco di Sales ad essere buon Vescovo. Volle pure trovarsi presente al con­corso di una parrocchia, che il santo Vescovo tenne in quei giorni, e fu testimonio ammiratissimo della fermezza dell’uomo di Dio nel ricusare un tale, presentatosi temerariamente per quel bene­fizio, senz’altra capacità che molte lettere di raccomandazione del Principe e dei grandi della Corte! Il santo Prelato, con tutta dolcezza, gli disse che tutto questo era buono e degno di rispetto, ma la sua ignoranza era tanto cattiva, che crederebbe fargli torto, imponendogli un peso che non avrebbe forza di sostenere. Quell’uomo montò in tanta collera, per vedersi riman­dato senza benefizio, da non esservi ingiurie e minaccie che non vomitò contro il Vescovo, il quale non rispose mai, e sola­mente gli disse:  “Ritiratevi, Signore, adesso è la passione che parla; un’altra volta sarà la ragione e non direte più queste cose.” L’indomani, mentre il Santo era in Coro per l’Ufficiatura, quel furibondo ebbe ardire di consegnargli, in proprie mani, un libello diffamatorio: il Santo lo prese con dolcezza e se lo mise in tasca, applicandosi da quel giorno a servire e favorire accu­ratamente quell’uomo, finchè, con questo mezzo, lo ridusse al suo dovere. Un atto di pazienza e di mansuetudine tanto eroica fece passare in proverbio il detto, che “per esser favorito da Francesco di Sales bisognava ingiuriarlo e maltrattarlo.”

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