Quanto son felici coloro che tengono il cuore aperto alle sante ispirazioni: non gliene mancheranno mai di quelle necessarie per vivere devotamente secondo la loro condizione, e progredire nell’esercizio della per­fezione cristiana. Ora, se non facciamo resistenza alla grazia, anche a noi il Signore darà le opportune ispirarazioni per vivere, operare e conservarci nella vita spirituale.

S. Francesco di Sales,Teot. Parte 2, Cap. X.

Il 22 ottobre 1622 S. Francesco di Sales fu sorpreso dai suoi fratelli, Monsignor di Calcedonia e Luigi di Sales, solo nella sua camera, tanto astratto e internamente occupato e ra­pito in Dio, che appena poterono strappargli qualche parola. E facendogli istanza per sapere se avesse ricevuto qualche cat­tiva notizia, oppure si sentisse male, il Santo finalmente disse: “Lasciatemi, fratelli miei, un poco con Dio… Sua Divina Maestà mi ha avvertito di pensare più seriamente che mai ad un affare della massima importanza che vi comunicherò fra qualche tem­po.” Gli domandarono se trattavasi della composizione di qual­che nuova Opera in vantaggio delle anime. “Nulla meno di questo – disse l’uomo di Dio – in seguito lo saprete.” I buoni fra­telli si ritirarono e lasciarono che il Santo godesse del suo Dio. Fu necessario poi avvertirlo dell’ora della Messa, nella quale, contro il solito, fu tanto lungo, da sembrare non potesse allon­tanarsi dall’altare: imitando la discrezione degli Apostoli col Salvatore, non osarono i familiari interrogarlo su questo fatto, ma tutti si accorsero aver egli ricevuto un celeste avvertimento della sua prossima fine. Da quel giorno, infatti, non parlò di altro che della morte, della necessità di preparare il suo testa­mento e congedarsi dai suoi, coprendo graziosamente e discre­tamente questi preparativi col pretesto di un viaggio che doveva fare in Francia, al seguito del Principe Cardinal di Savoia.

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