Vivete tutta di Dio e, per l’amore ch’Egli ha portato ai suoi, sopportate voi stessa nelle vostre miserie: esser buona serva di Dio non consiste nel vivere sempre tra consolazioni e dolcezze, senza avversione e ripugnanza al bene: se fosse così, nè Santa Cate­rina da Siena, nè altre avrebbero ben servito il Signore! Essere buona serva di Dio vuol dire avere una gran carità verso il prossimo; avere, nella parte superiore dell’anima, una inviolabile risoluzione di seguire la di­vina Volontà, con una profonda umiltà e semplicità, per confidare in Dio e rialzarsi dalle proprie cadute, sop­portando se stessa nelle quotidiane abbiezioni e pacifi­camente tollerando il prossimo nelle sue imperfezioni.

S. Francesco di Sales, Lett. spirit. 

Il 16 ottobre 1609 San Francesco di Sales era sul punto di partire dal Castello di Monthelon e tornare in Savoia, quando molte persone della nobiltà e del popolo gli si strinsero intorno, per sentirlo parlare di Dio, come faceva lui, con tanta unzione e pietà. L’Arcivescovo di Bourges gli presentò, fra gli altri, un gentiluomo e una signora venuti dalla campagna, per compli­mentare i novelli sposi, e che solo la curiosità aveva fatto trat­tenere al discorso del Santo. Erano entrambi eretici dei più osti­nati, ma, per divina misericordia, furono tanto commossi dal parlare del servo di Dio, che abiurarono l’eresia fra le sue mani. Per meglio istruire e confermare nella fede cattolica quelle due anime, il buon Vescovo ritardò di due giorni il suo ritorno in Savoia, cosa che gli attirò da qualcuno del suo seguito non lievi osservazioni: venne tassato d’imprudenza e vanità, per il suo lungo soggiorno nel signorile Castello di Monthelon e per il richiamo da lui fatto di pecorelle non sue. Vi era tanto da fare nel suo gregge – si diceva – da non esser necessario il divertirsi a lavorare nell’ovile degli altri. Quando l’insolente motteggiatore ebbe finito, il santo Vescovo, sempre eguale a se stesso, sorri­dendo rispose: “Mio caro signore, imparate una volta per sem­pre che Gesù Cristo e il Papa, suo Vicario, hanno un unico e solo ovile. Dovunque e sempre noi siamo loro sudditi e servi; bisogna perciò che dovunque troviamo da lavorare mettiamo la mano all’opera, per far quello che si deve fare, special­mente se la cosa è urgente.”

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