Se qualche volta, vedendo le grazie che Dio ci ha fatto siamo assaliti dalla vanità, sarà rimedio infallibile ricorrere al ricordo delle nostre ingratitudini, imperfezioni e miserie: se consideriamo bene quello che abbiamo fatto quando Iddio non era con noi, conosce­remo certamente che quello che facciamo quando Egli è con noi, non procede da noi e non è farina nostra; onde saremo contenti di averlo, ma ne daremo la gloria a Dio.

S. Francesco di Sales, Filotea Parte 3, Cap.5.

Questo stesso giorno, nel 1614, avendo una persona insolente apportato grave impedimento agli operai che costruivano le fon­damenta del nuovo monastero della Visitazione d’Annecy, la degnissima Madre fondatrice fece supplicare il santo Vescovo di portarsi personalmente sul posto, per far cessare quell’attentato. Il Santo non mancò di recarvisi; invece di adirarsi contro l’insolente che si burlava di lui, gli parlò egli con quello spirito di mansuetudine evangelica, raccomandato da Gesù Cristo, che non vuole estinto il lucignolo ancora fumante. La santa fon­datrice gli disse: “Veramente, Padre mio, se non volevate fare di più, non valeva la pena d’incomodarvi a venire; la vostra bontà aumenterà l’insolenza di questo disgraziato.” “Non sarà così, non sarà così – rispose il Santo – e poi, mia cara figlia, vorreste che, in un quarto d’ora di risentimento, io demolissi il povero edificietto d’interna pace, alla costruzione del quale lavoro di proposito deliberato da diciotto anni in qua?…”

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